New bridges or new walls?

Secondo l’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, la vera frattura politica in tutto il mondo è tra chi vuole costruire ponti (bridges) e chi vuole costruire muri (walls).
Cosa ne pensate? E voi siete costruttori di ponti o di mura?
Golden Gate, San Francisco, California, USA.
Golden Gate, San Francisco, California, USA.

50 anni fa

50 anni fa insieme a Kennedy moriva il sogno di una nazione e di un mondo migliori. Ma le idee non muoiono, tocca a noi portarle avanti. Ed oggi più che mai le parole di Jack e Bobby sono attuali.

“Dunque non concentriamoci solo sulle nostre differenze, ma pensiamo anche ai nostri interessi comuni e a come superare tali differenze. E se le nostre divergenze non possono essere risolte oggi, almeno possiamo cercare di rendere il mondo un luogo sicuro per le diversità. Perché, in fin dei conti, il nostro più elementare legame è che tutti noi abitiamo questo piccolo pianeta, respiriamo la stessa aria, ci preoccupiamo per il futuro dei nostri figli, e siamo tutti mortali” (JFK)

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Agite

“Non state seduti a indignarvi pensando a quello che i politici fanno o non fanno per voi. Agite. Il futuro economico è incerto, ma dovete mettere da parte la paura di rischiare e cominciare a fare. Negli Stati Uniti i grandi leader sono quelli che si assumono rischi.
Non pensate a Roma o a Bruxelles come centri di potere che prendono decisioni sulle vostre teste: prendete parte a quelle decisioni. I social media sono una strada perché forniscono una piattaforma per comunicare e lavorare insieme. Mi rendo conto che quello che dico è molto americano ma sono davvero convinto che in questa fase si debba agire e rischiare, senza avere paura del fallimento. Il futuro non è qualcosa da subire ma da decidere e costruire giorno per giorno”. (Dichiarazione alla platea milanese di Meet the Guru di Alec Ross, 41 anni, consigliere speciale per l’innovazione di Hillary Clinton)

Potere, politica, economia

Bill Clinton da David Letterman: “prima la crescita e poi si possono alzare le tasse…”
Aggiungo una citazione di Carville (datata 1993 inizio primo mandato Clinton) dall’editoriale di Bill Emmott sull’Espresso n.41 (“La Bce stia alla larga dalla politica”): “Un tempo erao solito pensare che se la reincarnazione esistesse non mi sarebbe dispiaciuto tornare in vita come presidente o pontefice…Adesso,invece potendo scegliere, vorrei rivivere come mercato obbligazionario. Così sì che si riesce a intimorire chiunque!”.
Terribilmente attuale.

Un Paese senza futuro

Segnalo una interessante analisi di Alesina e Giavazzi su uno dei temi che dovrebbe essere al centro dell’azione di governo: l’esclusione dei giovani dal mondo del lavoro. Un problema comune in molti Paesi occidentali, ma che da noi è più acuto. E che riguarda tutta l’Italia: anche al Nord la partecipazione dei giovani alla forza lavoro è più bassa. I giovani vivono con i genitori più a lungo, si sposano più tardi, fanno meno figli, non accumulano contributi per la loro pensione. Non solo, ma molti studi dimostrano che lunghi periodi di disoccupazione da giovani hanno conseguenze permanenti sulla carriera lavorativa perché rendono le persone meno impiegabili. In Italia l’attesa media per trovare il primo lavoro è 33 mesi contro 5 negli Stati Uniti.
Qualche numero:
– In Italia, nella fascia d’ età fra i 16 e i 24 anni, solo un ragazzo su quattro lavora: in Germania, negli Stati Uniti e nella media dei Paesi europei, uno su due.
– La partecipazione alla forza lavoro in questa fascia di età è il 30 per cento in Italia, contro il 51 per cento in Germania, 41 in Francia, 56 negli Stati Uniti. La disoccupazione giovanile è oltre il 25 per cento in Italia a fronte del 19 per cento nell’ area Euro, 18 per cento negli Stati Uniti, 10 in Germania.

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