Alec Ross for Governor

Alec Ross lancia la sua candidatura a governatore del Maryland con un bel video che mostra tutto ciò che insegno ai miei studenti: partite dal perché vi candidate, e nel perché c’è la vostra biografia, la vostra esperienza personale, professionale e politica.
Buona notizia per gli elettori del Maryland, in bocca al lupo Alec!

Per vedere il video

Trump inizia in salita

Nell’era della Fast Politics i neo eletti sperimentano a tutte le latitudini la difficoltà a mantenere i consensi raggiunti il giorno delle elezioni. Ma se fino al decennio scorso era una lenta discesa, ora il crollo è spesso repentino con la sparizione della stessa “luna di miele” che permetteva di avviare il lavoro e mettere in cantiere gli interventi più importanti.

Trump, che inaugura oggi la sua presidenza, sta già battendo ogni record: nessun presidente all’inizio del mandato aveva mai avuto consensi così bassi (quasi la metà rispetto ad Obama nel 2008)

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E il peggior record rispetto agli altri presidenti che lo hanno preceduto dal 1993: George Bush aveva il 62% e Bill Clinton il 66%.

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Sarà interessante vedere se Trump proseguirà con il suo stile diretto e polarizzante o proverà a rappresentare il presidente se non di tutti almeno della maggior parte degli americani: ancor di più significativo vedendo il dato del Pew Institute con gli americani che percepiscono il loro Paese diviso come non mai.

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Farewell by Barack Obama

Il video e il testo completo del discorso di fine presidenza di Barack Obama.

My fellow Americans, it has been the honor of my life to serve you. I won’t stop; in fact, I will be right there with you, as a citizen, for all my remaining days. But for now, whether you are young or whether you’re young at heart, I do have one final ask of you as your president — the same thing I asked when you took a chance on me eight years ago.

I am asking you to believe. Not in my ability to bring about change — but in yours.

I am asking you to hold fast to that faith written into our founding documents; that idea whispered by slaves and abolitionists; that spirit sung by immigrants and homesteaders and those who marched for justice; that creed reaffirmed by those who planted flags from foreign battlefields to the surface of the moon; a creed at the core of every American whose story is not yet written:

Yes, we can.

Yes, we did.

Yes, we can.

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Convegno su Big Data e presidenziali USA

Oggi pomeriggio sarò tra i relatori di “USA2016: i Big Data e la sfida Trump Clinton”, parleremo di Big Data e delle imminenti elezioni statunitensi. Come si stanno comportando i candidati e chi sarà a prevalere?

Dalle 16.30 alle 18.30 presso la Facoltà di Scienze Politiche in Via Conservatorio 7 (Sala Lauree).

Quale è stato il trend delle ultime settimane nell’opinione pubblica americana? Quali sono state le emozioni degli americani durante i tre “faccia a faccia” televisivi tra i candidati? E soprattutto, chi vincerà le presidenziali tra #Hillary e #Trump?

Ne discutono: Andrea Ceron (Università degli Studi di Milano e VOICES from the Blogs), Marco Cacciotto (Università degli Studi di Milano), Gianluca Mercuri (Corriere della Sera), Vittorio Emanuele Parsi (Università Cattolica di Milano), Marco Sioli (Università degli Studi di Milano)

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Presidenziali e fattore salute

Perché il fattore salute conta nelle elezioni presidenziali statunitensi (soprattutto quando hai due candidati settantenni e poco amati).

 

Con il Labor Day del 5 settembre scorso è partita ufficialmente la campagna elettorale per l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti: il primo passaggio importante sarà costituito dal dibattito televisivo che si terrà il 26 settembre.

Nel frattempo però, durante le commemorazioni dell’11 settembre, è avvenuto uno di quegli eventi che nel corso di una campagna elettorale presidenziale possono modificare i rapporti di forza tra i due candidati: il malore di Hillary Clinton e il modo nel quale è stata gestita la notizia hanno rafforzato una serie di dubbi nei confronti della candidata democratica, che è accusata di scarsa trasparenza (basti pensare al caso delle email) e per molti americani risulta poco degna di fiducia.

L’attenzione verso la salute dei candidati non è una novità (nel 2008 Obama e il suo rivale McCain dovettero rilasciare un corposo dossier sul loro stato di salute), ma in questa elezione può essere ancor più significativa, vista l’elevata età di entrambi i candidati.

Leggi qui articolo completo

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Sondaggio Washington Post su presidenziali statunitensi

Un sondaggio elettorale condotto dal Washington Post insieme a Survey Monkey Poll in tutti e cinquanta gli Stati (per un totale di 74.886 elettori intervistati) presenta alcuni risultati sorprendenti: 10 stati in bilico (tra questi a sorpresa il Texas, effetto latinos?), ad Hillary mancano 36 voti elettorali per raggiungere la soglia dei 270 necessari ad ottenere la presidenza. Il punto debole di Trump è attualmente rappresentato dai bianchi laureati (in particolare donne) e se non riuscirà a recuperare non solo perderà le elezioni, ma i Repubblicani potrebbero perdere stati che tradizionalmente si aggiudicano dando vita ad uno storico riallineamento elettorale.

Qui l’analisi completa del Washington Post

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