Chi vincera? La risposta è al centro

Sul numero di aprile di Formiche, una mia analisi sul futuro della rappresentanza politica del Nord…

L´alleanza tra Bossi e Berlusconi ha permesso di assumere una posizione dominante nel nord (in particolare in Lombardia e Veneto) attraverso la rappresentanza di aree e interessi economici differenti, uniti dalla protesta contro la burocrazia statale e l´eccessiva tassazione (…). Ora di fronte al calo di consensi, e ad alcune sconfitte significative nelle ultime due tornate amministrative, ci si domanda se è in crisi il modello di rappresentanza basato su una divisione dei compiti e una salda alleanza tra Lega nord e la formazione fondata da Berlusconi. Può approfittarne il centrosinistra conquistando elettori delusi e costruendo una nuova coalizione sociale a suo sostegno?

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Quale strategia per conquistare gli elettori moderati?

Il mio intervento sull’ultimo numero di Formiche

Gli elettori moderati, per la loro posizione mediana nello schieramento politico, sono divenuti “terreno di conquista” in un sistema tuttora bipolare, come quello italiano. Sarebbe un errore pensare che per catturarli serva un ritorno al passato.
Per individuare una strategia di conquista degli elettori moderati bisogna partire dai cambiamenti nell´offerta politica e nel comportamento elettorale degli ultimi due decenni.

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Il ritorno della triangolazione?

Dick Morris ha sviluppato nel 1994 per il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, suo cliente, un approccio di “triangolazione” per superare l’empasse derivante da una solida maggioranza repubblicana al Congresso: “Triangulate, create a third position, not just in between the old positions of the two parties but above them as well” . Il concetto alla base della “triangolazione” è la costruzione di una terza posizione che non è una semplice sintesi, ma sta “sopra” alle posizioni dei democratici e dei repubblicani in modo che i tradizionali elettori di entrambi i partiti possano appoggiarla.
L’accordo di Obama con i repubblicani che contiene anche una proroga per i cittadini più ricchi degli sgravi fiscali concessi da Bush nel 2003, sta spaccando il partito democratico e ha fatto tornare nel dibattito politico il termine triangolazione. Sarà questa la nuova strategia di Obama?
Ecco alcuni articoli e commenti al riguardo:
Politico – Ben Smith
La risposta di Dick Morris
Jonathan Cohn su The New Republic
Greg Sargent – The Washington Post
La voce di wilkipedia sulla triangolazione

Germania: l’evoluzione centrista dei verdi

L’ evoluzione «centrista» dei Verdi Un partito che piace ai borghesi

– La strada di Joschka Fischer da tassista a ministro degli Esteri e ora a consulente della Bmw (l’ annuncio è di quattro giorni fa) è lunga ma non tortuosa come si potrebbe pensare. L’ esponente più conosciuto nella storia dei Verdi è semplicemente il testimonial dell’ evoluzione della Germania, sempre più attenta ai temi ambientali, e dell’ evoluzione del suo partito d’ origine, non più movimento di protesta e nemmeno troppo di sinistra. È che la società tedesca tende al verde, comprese le grandi case automobilistiche, e i Verdi alla normalizzazione (…) D’ altra parte, Cdu e Verdi sono già assieme al governo di città importanti come Amburgo e Francoforte e lo sono stati a Colonia. I Grünen partito di centro? Qualche volta è già così. In questi giorni, per esempio, in Germania si parla molto di Bad Homburg, non lontano da Francoforte, un tempo residenza estiva del Kaiser Guglielmo II, oggi stazione termale e casa della famiglia Quandt, proprietaria della Bmw. Cittadina ricca di tradizione conservatrice. Qui, è appena stato eletto un sindaco verde, Michael Korwisi: segno di come il partito non spaventi più gli elettori benestanti. Casi simili si sono verificati in altre città dell’ Assia ma anche in Baviera e Baden-Württemberg, zone forti dell’ economia e della finanza tedesche. C’ è un po’ di snobismo radical-chic, forse, in questo voto. Ma c’ è soprattutto il desiderio della borghesia tedesca di garantirsi un ambiente piacevole e dei Verdi di non fare più la faccia feroce e rivoluzionaria. La tendenza è per ora più evidente al livello locale, soprattutto perché le tasse rimangono un cuneo tra Grünen e ricchi. «Nella politica locale, che non ha un impatto sulle tasse – ha commentato un editoriale del settimanale Die Zeit – i ricchi votano i Grünen probabilmente per dimostrare a se stessi quanto sono aperti e tolleranti. Votare per un sindaco Verde è un po’ come avere una Toyota ibrida come terza auto». In realtà, il fenomeno non è solo locale: i poveri sono in generale restii a votare i Grünen, i quali, se non fosse per un elettorato senza problemi economici, raccoglierebbero meno consensi. Mentre, per dire, a livello nazionale i sondaggi li danno all’ 11%, nei Länder dell’ Est, decisamente meno ricchi, arrivano solo al sette per cento. I problemi politici e programmatici sarebbero molti, a cominciare dal nucleare, ma alla signora Merkel probabilmente non spiacerebbe portarsi i Verdi al governo. E inchiodarli al centro. Lontani dalla Spd. Un passo che nemmeno Joschka Fischer ha ancora fatto.
Tratto da http://www.corriere.it
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Quella fretta e l’ esposizione mediatica: un boomerang

di Aldo Grasso (Corriere della Sera, 24 luglio 2009, p.5)

Il calo di popolarità registrato quasi a sorpresa dal presidente Barack Obama pone un vecchio problema teorico. Nonostante il suo indubbio carisma, la sua presenza scenica, la confidenza con i media, l’ indice di approvazione del presidente è infatti calato al 55% dopo i primi sei mesi alla Casa Bianca, un dato superiore a quello di Bill Clinton nello stesso periodo ma uguale a quello di George W. Bush. Secondo un sondaggio dell’ Associated Press-Gfk, c’ è l’ impressione che Obama voglia fare troppe cose tutte insieme e con eccessiva fretta. Crescono così i dubbi sugli effettivi risultati che riuscirà a ottenere. Il problema è dunque questo: conta di più l’ immagine che un leader riesce a crearsi o contano di più i fatti concreti? Secondo l’ autorevole sito Politico.com, l’ immagine di Obama si starebbe appannando. Colpa della sua massiccia presenza sui media, a poche ore dall’ ennesima conferenza stampa tv in prima serata, la quarta in sei mesi; tante quante ne fece il suo predecessore George W. Bush nel corso però dei suoi otto anni passati alla Casa Bianca. È vero che Bush aveva seri problemi a parlare in pubblico (ogni sua apparizione era una manna per i talk comici) ma da cosa dipende questa sovraesposizione di Obama? Da due fattori: uno è contingente ed è legato alla politica dell’ Amministrazione; l’ altro invece riguarda la complessa e autonoma vita dei media. Da settimane va in onda uno spot, curato dal suo staff, dal titolo «Health Care, It’ s Time», è il momento per la riforma, in cui una serie di americani senza copertura sanitaria raccontano la loro storia drammatica e chiedono al Congresso di fare presto. Obama ha contro le potenti lobby delle assicurazioni, dei medici e di quanti vivono sulla sanità a pagamento, appoggiate dai repubblicani. La fretta con cui il presidente vuole ottenere l’ approvazione del Congresso può essere una cattiva consigliera. Obama sta sopravvalutando la sua indubbia fascinazione mediatica e rischia di produrre un «effetto perverso»: il troppo stroppia, l’ overdose si ritorce contro e annulla l’ efficacia del messaggio. Ma ormai l’ icona di Obama vive anche di vita propria, non è più controllabile dal diretto interessato una volta che entra nel circuito globale dei media, da quelli più tradizionali come la tv a quelli più recenti della Rete. Fox News, per esempio, lo massacra ogni giorno, senza alcun riguardo. Certo, se la riforma passa (e qui torniamo al problema teorico posto all’ inizio) significa che la protezione sanitaria verrà estesa a 47 milioni di americani che ne sono privi e l’ immagine di Obama splenderà di luce nuova (potrebbe persino concedersi delle marachelle, pur nei limiti del puritanesimo americano). Al contrario, la caduta sarà libera.