I problemi di comunicazione del PD

Assenza di una tematica caratterizzante, identità poco chiara, mancanza di un modello organizzativo. Sono solo alcuni dei problemi alla base della crisi del Partito Democratico.
Non basta pensare di cambiare nome, vanno fatte scelte chiare sulla proposte politiche e realizzata una comunicazione efficace e propositiva.
Ne parlo su Wired intervistato da Simone Fontana

Link articolo Wired

Wired-HiRes

In attesa del dibattito di stasera

Una mia intervista sulle primarie del centro sinistra dall’edizione online di Formiche

“Se non sei in tv, non esisti” era una vecchia regola della politica. Che vale ancora oggi. Ne è sicuro Marco Cacciotto, professore di Marketing politico e Public affairs all´Università degli Studi di Milano e presidente di Public. Per questo l´effetto mediatico che queste primarie hanno regalato al Partito Democratico è stato un boom: “Nonostante l´emergere dei nuovi media, la televisione continua a essere il mezzo principale – spiega a Formiche.net – e grazie al confronto tra i cinque candidati alla leadership del centro-sinistra, il Pd ha riconquistato una posizione centrale nella copertura informativa, guadagnandoci molto a livello di voto. Quanto sarebbe costata una tale presenza a pagamento?” (…)

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Narrazione e valori per i nuovi leader

Dall’articolo di Curzio Maltese sul’evento al Lingotto organizzato dagli under 40 PD

“Quello che s’è capito dalla giornata del Lingotto è che in ogni caso esiste uno spazio largo per una terza candidatura, e magari per una quarta e quinta. Spazio mediatico, politico, di consensi popolari e di argomenti. Perfino uno spazio biografico. Le biografie di Franceschini e Bersani sono quelle di uomini di partito. Ottimi uomini di partito, bravissimi organizzatori. Ma i leader di questa epoca non sono mai uomini di partito e basta. Sono narratori. E la prima cosa che raccontano agli elettori è la propria vita. Sul mercato della comunicazione, le vite dei funzionari di partito oggi non interessano né a destra né a sinistra.

Personaggi come il medico Ignazio Marino, l’avvocato Debora Serracchiani, il giovane economista Marco Simoni o il professore di filosofia Giuseppe Civati, per citare alcuni possibili candidati della “terza via”, sono tutti più seducenti per i media. Esiste poi uno spazio di argomenti politici. Altrimenti detti: valori. Lo scontro fra Franceschini e Bersani si giocherà molto sul tema delle future alleanze del Pd, che non scalda moltissimo i cuori. Molto meno di valori che si possono scrivere con la maiuscola, come la Laicità, i Diritti Civili, la Solidarietà, la Giustizia. Temi sui quali la platea del Lingotto si è spellata le mani, da chiunque fossero evocati, da Chiamparino come da Serracchiani, nelle brevi ma appassionate arringhe di Pippo Civati, Sandro Gozi, Paola Concia, Francesco Boccia e altri. Insomma lo spazio c’è e siccome in politica il vuoto non esiste, prima o poi uno di questi andrà ad occuparlo.

Il “non luogo” dei democratici

La ragione del disorientamento del Pd e del centrosinistra è, forse, più semplice di quel si pensa, anche se sgradevole. Molto semplicemente: nostalgia dell’ unità. O meglio: dell’ Unione. Un sentimento diffuso fra gli elettori di centrosinistra, che non si sono rassegnati davvero alla scelta di correre da soli. O, almeno, ci hanno ripensato.

Leggi l’analisi completa di Diamanti da Repubblica del 21 dicembre