Next Politics (it’s our turn)

Il 2 e 3 marzo sono state due di quelle giornate che ti fanno pensare che c’è ancora speranza: una platea giovane e appassionata, attenta e in grado di fare interventi puntuali. Un gruppo di relatori valido e umile, che ha voluto trasmettere competenze e un approccio etico alla comunicazione politica, che ha ascoltato attentamente gli interventi degli altri relatori. Credo che sia solo l’inizio di una comunità di giovani professionisti e politici in grado di cambiare veramente il nostro Paese.

Next Politics 2012

Il 2 e 3 marzo si terrà a Milano la seconda edizione di Next Politics, il seminario internazionale che analizza le nuove tendenze della comunicazione e del marketing politico.
Quest’anno il programma è particolarmente interessante e tratta in tre sessioni la varie fasi della comunicazione politica: la preparazione di una campagna elettorale, lo svolgimento di una campagna e la comunicazione permanente di un politico in carica o di una istituzione. Molti i relatori (tra questi Pagnoncelli, Fontana, lo spagnolo Morejon, il finlandese Ahtokivi e il sottoscritto).
Qui potete trovare il programma completo

Social network e partecipazione

Intervista sul Corriere della Sera di oggi a pagina 6, articolo di Benedetta Argentieri e Andrea Galli sul ruolo dei social network nella comunicazione politica…

Per il sì oppure per il no o ancora per l’astensione, fate come volete ma fatelo sapere. Twitter. Le email. Facebook. I blog.(…) «Da noi è un trend cominciato con le scorse elezioni amministrative» sostiene Marco Cacciotto, docente di Marketing politico alla Statale di Milano. Video creati dai cittadini, fotomontaggi, elaborazioni grafiche d’ogni sorta. «La creatività diventa un grandissimo strumento di mobilitazione. E sono gli stessi utenti che mandano agli amici link e generano opinione» . Ma il vero ingrediente è l’ironia. «Far sorridere è tutto» . Perché per la prima volta è cambiata la maniera di far campagna. E il suo pubblico. «Per molti anni» , prosegue il professor Cacciotto, «si è pensato che si vince sfruttando gli anziani. Adesso è fondamentale investire su una generazione per anni messa da parte. I giovani» . I giovani. I quali, vero, non scendono più in piazza. Quanta poca gente, almeno rispetto alle attese, l’altro giorno a Roma in piazza del Popolo per la chiusura della campagna a favore dei referendum. Drappelli anziché un esercito per un motivo preciso. È stata scelta la piazza virtuale. Dopo Facebook (17,8 milioni di utenti in Italia), Twitter comincia a piacere. E proprio ieri, le parole iohovotato e referendum2011 erano le più inviate. A spedirle politici, attori, cantanti. Un mare di appelli «a prescindere dalla preferenza» . Resta fin troppo ovvio che la Rete non fa miracoli, la realtà è un’altra cosa, e quelli siamo. Avviso ai naviganti di Paola Verdat: «Votato alle 11 io e mia madre… 80 anni… si è dovuta fare le scale a piedi, xkè il seggio era al primo piano… ma ascensore guasto…» .

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Louisiana congressman takes GOP new media prize

By Jordan Fabian (tratto da The Hill)
Rep. John Fleming (R-La.) was announced the winner of the House Republicans’ new media competition on Wednesday.

Fleming’s victory marks the culmination of a six-week tournament-style contest among 56 members to see which member could amass the most YouTube subscribers, Twitter followers and Facebook friends.

For his victory, Fleming won an iPhone. Rep. Phil Gingrey (R-Ga.), won a flip cam for his second-place finish and Rep. Lamar Smith (R-Texas) took home some steak knives for his third-place spot, “to symbolize the need for House Republicans to stay on the ‘cutting edge’ of new media.”

Republicans did not announce Fleming’s totals, but on the whole “members gained a total of over 30,000 new Facebook fans, over 11,000 new Twitter followers, and over 1,100 new YouTube subscribers,” according to a GOP press release.

The Republicans’ contest concluded just as the House Democrats’ “Member Online All-Star” competition is heating up. Republicans have more members active on new media sites, but Democrats are taking serious steps to close the gap.

New Media Challenge

“Member Online All-Star Competition”

Ho in mente il marketing

Sempre più aziende entrano nella testa dei consumatori. Con sistemi neurologici studiano le reazioni a prodotti e pubblicità. Per capire cosa ci spinge ad acquistare
Oltre a essere delle aziende, che cosa hanno in comune eBay, Unilever, Procter & Gamble, Sky, Conad, Google, Microsoft, Coca-Cola, Telecom Italia e Whirlpool? Studiano il cervello dei loro (potenziali) clienti. Sì, perché negli ultimi tempi il marketing si sta dotando di una serie di nuove ‘armi’ per intercettare (o veicolare) i gusti delle persone. Sono strumenti che fanno parte del cosiddetto neuromarketing che, in sintesi, è lo studio dei comportamenti dei consumatori attraverso il monitoraggio del loro sistema nervoso.

Il neuromarketing è una disciplina nota – a livello sperimentale – già dagli inizi degli anni 2000, ma ora le ultime scoperte e l’adozione in massa da parte delle aziende (anche italiane) la sta trasformando in un campo sempre più importante per le scelte delle imprese, soprattutto di quelle che si rivolgono al consumatore finale. Uno degli ultimi studi scientifici in materia è apparso sulla prestigiosa rivista scientifica ‘Nature’. Qui un team composto da ricercatori della Duke University (North Carolina) e della Emory University (Georgia) ha dimostrato che studiare le immagini del cervello di consumatori, chiamati a prendere una decisione prima di un acquisto, può essere fondamentale nella messa a punto di pubblicità o prodotti più ‘incisivi’.

“La possibilità che le tecniche di neuroimaging divengano sempre più economiche e rapide rispetto agli altri metodi usati oggi nel marketing e la prospettiva che queste tecniche diano informazioni attualmente non ottenibili con gli strumenti convenzionali rendono il neuromarketing sempre più allettante per le aziende e per le agenzie pubblicitarie”, scrivono gli autori della ricerca: “Il neuromarketing non sarà mai economico come i focus group (gruppi di potenziali utenti usati dalle aziende per testare un prodotto, ndr.), ma è in grado di dare informazioni sulle reazioni, consapevoli e non, di fronte a un qualsiasi prodotto”. In particolare, sostengono i ricercatori Usa, studiare il cervello delle persone potrà essere utile nel settore alimentare, nell’intrattenimento, nell’immobiliare o nel definire una campagna elettorale. Come è già successo anche in Italia: nel 2006, per esempio, l’Ulivo commissionò un’analisi per analizzare l’impatto cognitivo-emozionale della comunicazione di alcuni suoi leader durante le trasmissioni tv.

Leggi tutto (da L’Espresso)