Yes We Washington Post

Il Sole 24 Ore mette in evidenzia il miracolo Washington Post che, in tre anni, è passato dall’orlo del fallimento a macinare nuovamente profitti.

E’ la dimostrazione che innovazione tecnologica e giornalismo di qualità possano e debbano andare di pari passo. Il primo passaggio nel rilancio l’assunzione di un’ottantina di figure tecniche: programmatori, web analyst, big data analyst, web designer e video editor. Tutti piazzati nell’enorme newsroom per lavorare fianco a fianco con i giornalisti, in modo da costruire storie sempre più multimediali, in grado di catturare nuovi pubblici (con linguaggi e contenuti innovativi) e moltiplicare i contatti sulle piattaforme distributive più eterogenee.

Ci sarebbero molte lezioni per i nostri quotidiani gelosi dei propri contenuti e che in alcuni casi fanno pagare le edizioni digitali quanto se non più del cartaceo:

  • distribuzione dei contenuti sulle piattaforme social e versione mobile ultraveloce
  • creazione di 62 newsletter tematiche
  • ogni notizia viene declinata in decine di modi diversi e valorizzata dalla distribuzione su canali di ogni tipo.
  • l’abbonamento annuo costa 36 dollari dopo una prova gratuita di 6 mesi

Il credo del nuovo gruppo dirigente del “Post” è: giornalismo multimediale di qualità distribuito su canali digitali innovativi e redditizi dal punto di vista pubblicitario. Tutto questo continuando a puntare sul giornalismo d’inchiesta e di qualità.

il “Post” è tornato a macinare profitti e si prepara ad assumere una sessantina di nuovi redattori, per rafforzare la propria newsroom durante una presidenza Trump che sicuramente darà parecchio materiale per inchieste e approfondimenti.

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Obama guest editor per Wired

Barack Obama, guest editor per il numero di novembre di Wired, spiega perché viviamo nella migliore epoca di sempre per essere al mondo.

“I’m a guy who grew up watching Star Trek—and I’d be lying if I said that show didn’t have at least some small influence on my worldview. What I loved about it was its optimism, the fundamental belief at its core that the people on this planet, for all our varied backgrounds and outward differ­ences, could come together to build a better tomorrow.”

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I volti del linguaggio

Domani sera interverrò a Cantù per il secondo appuntamento del ciclo di Conferenze “I volti del Linguaggio”. Parleremo di informazione e mass media. Quale l’effetto dell’ininterrotto flusso di informazioni che quotidianamente ci travolge?

Se siete da quelle parti, vi aspetto.

I volti del linguaggio

 

Borgen

Quanti di voi hanno visto Borgen? Finalmente grazie a LaEffe è stato possibile vedere anche in Italia le prime due stagioni.

Si tratta di una serie televisiva danese (anche in Europa si può dar vita ad una serie in grado di rivaleggiare in qualità con West Wing) che narra la storia di Birgitte Nyborg, politico carismatico, che inaspettatamente diventa il primo ministro donna di Danimarca. Borgen (castello) è il soprannome di Palazzo Christiansborg, dove hanno sede i tre rami del governo: il parlamento, l’ufficio del primo ministro e la Corte Suprema.

La serie televisiva, ideata e scritta da Adam Price, è stata trasmessa sulla rete televisiva nazionale danese DR1 dal 26 settembre 2010 al 10 marzo 2013, per un totale di tre stagioni di dieci episodi l’una.

Potere, dinamiche tra partiti e coalizioni, ruolo dei media, spin vengono affrontati in modo realistico e intelligente.

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