La sfida per i partiti mainstream

La sfida per i partiti mainstream non è di dimostrare che i partiti populisti sono brutti, sporchi e cattivi e loro sono il meno peggio, ma di rinnovarsi profondamente.
Siamo in un’era nuova con problemi che non hanno precedenti e che richiedono soluzioni nuove e coraggiose.
In questo senso i commenti sul governo Macron del tipo “avete visto non è di sinistra ha nominato un capo di governo di destra” o la contabilità se ci siano più esponenti di destra o di sinistra non colgono il punto.
In questa fase i Paesi si governano dal centro, quello che Kennedy definiva il “Centro vitale”: guardate il curriculum delle persone scelte e le proposte che faranno. Non è più sufficiente la frattura destra/sinistra a descrivere le divisioni politiche: apertura/chiusura, globalizzazione vs sovranismo (nazionalismo), alzare muri o costruire muri per citarne alcune.
Ne ho parlato l’ultima volta in un convegno internazionale a Kiev e sì sostenevo che Macron poteva vincere, quando praticamente tutti sostenevano il contrario.

#tuttostanelcogliereilpunto

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Lessons From the Italian Referendum

Lessons From the Italian Referendum, my first article for C&E Europe

Former British Prime Minister David Cameron and Italy’s former Prime Minister Matteo Renzi made the same mistake: they personalized the respective referendum campaigns they presided over, and as a result they lost.

It’s worth noting that Cameron and Renzi had the same advisor: Jim Messina, President Obama’s 2012 campaign manager.

A core lesson from both campaigns: electoral campaigns and referendum campaigns are not the same. When running a referendum there are three rules to follow: 1) Referendum campaigns are about issues, not individuals 2) They are won when you can appeal to everyday issues, and 3) Get to the point and simplify.

The Italian referendum was about complex constitutional reform, but it became a referendum on Renzi…

Read the complete article

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Frum e il rischio per le democrazie

Viviamo in un’era di crisi delle democrazie. Un secolo fa l’esito furono le dittature che lasciarono gran parte dell’Europa in macerie. Questa volta potrebbe essere un passaggio più soft a forme autoritarie che, apparentemente, mantengono un assetto democratico, ma che di fatto segnano la fine di molte libertà. Vi consiglio la lettura, fatelo spogliandovi per qualche minuto delle vostre simpatie e appartenenze politiche.
No society, not even one as rich and fortunate as the United States has been, is guaranteed a successful future. When early Americans wrote things like “Eternal vigilance is the price of liberty,” they did not do so to provide bromides for future bumper stickers.

Leggi l’articolo di David Frum su Atlantic

 

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Trump inizia in salita

Nell’era della Fast Politics i neo eletti sperimentano a tutte le latitudini la difficoltà a mantenere i consensi raggiunti il giorno delle elezioni. Ma se fino al decennio scorso era una lenta discesa, ora il crollo è spesso repentino con la sparizione della stessa “luna di miele” che permetteva di avviare il lavoro e mettere in cantiere gli interventi più importanti.

Trump, che inaugura oggi la sua presidenza, sta già battendo ogni record: nessun presidente all’inizio del mandato aveva mai avuto consensi così bassi (quasi la metà rispetto ad Obama nel 2008)

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E il peggior record rispetto agli altri presidenti che lo hanno preceduto dal 1993: George Bush aveva il 62% e Bill Clinton il 66%.

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Sarà interessante vedere se Trump proseguirà con il suo stile diretto e polarizzante o proverà a rappresentare il presidente se non di tutti almeno della maggior parte degli americani: ancor di più significativo vedendo il dato del Pew Institute con gli americani che percepiscono il loro Paese diviso come non mai.

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Referendum:cosa aspettarsi

Oggi a pagina 6 de Il Fatto Quotidiano trovate il mio commento ai dati GPF sul referendum del 4 dicembre.

Il No appare in chiaro vantaggio nelle intenzioni di voto, per Renzi rimane ancora uno scenario possibile di vittoria, ma servirebbe una campagna in grado di mobilitare i propensi a votare sì (come driver di voto) ma non a recarsi alla urne e  buona parte degli indecisi.

Leggi tutta l’analisi

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