Comprendere il nuovo terreno di gioco

Il 7 aprile del 2017 in un discorso tenuto a Kiev evidenziavo come le campagne elettorali erano destinate ad essere combattute su nuove dimensioni e che la sfida tra partiti populisti e partiti mainstream era solo cominciata.
L’Italia è diventata un caso emblematico di riallineamento dei partiti su queste dimensioni, chiamatele come volete, ma chi non comprende che il terreno di gioco è cambiato e la nuova mobilità elettorale, è destinato a non essere competitivo.

New political distinctions

Gori e Fontana

Se Gori dovesse vincere passerei alla storia… ma non credo accadrà.

Su Il Giorno di oggi dico la mia, Gori ha pagato soprattutto tre fattori:
1) la coincidenza con le elezioni politiche e trend nazionale negativo per il centrosinistra
2) una campagna che non è riuscita a creare chiare e nette differenze con l’avversario
3) l’incapacità di dettare l’agenda del dibattito su temi e aspetti “caratteriali” a lui favorevoli

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La sfida per i partiti mainstream

La sfida per i partiti mainstream non è di dimostrare che i partiti populisti sono brutti, sporchi e cattivi e loro sono il meno peggio, ma di rinnovarsi profondamente.
Siamo in un’era nuova con problemi che non hanno precedenti e che richiedono soluzioni nuove e coraggiose.
In questo senso i commenti sul governo Macron del tipo “avete visto non è di sinistra ha nominato un capo di governo di destra” o la contabilità se ci siano più esponenti di destra o di sinistra non colgono il punto.
In questa fase i Paesi si governano dal centro, quello che Kennedy definiva il “Centro vitale”: guardate il curriculum delle persone scelte e le proposte che faranno. Non è più sufficiente la frattura destra/sinistra a descrivere le divisioni politiche: apertura/chiusura, globalizzazione vs sovranismo (nazionalismo), alzare muri o costruire muri per citarne alcune.
Ne ho parlato l’ultima volta in un convegno internazionale a Kiev e sì sostenevo che Macron poteva vincere, quando praticamente tutti sostenevano il contrario.

#tuttostanelcogliereilpunto

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Lessons From the Italian Referendum

Lessons From the Italian Referendum, my first article for C&E Europe

Former British Prime Minister David Cameron and Italy’s former Prime Minister Matteo Renzi made the same mistake: they personalized the respective referendum campaigns they presided over, and as a result they lost.

It’s worth noting that Cameron and Renzi had the same advisor: Jim Messina, President Obama’s 2012 campaign manager.

A core lesson from both campaigns: electoral campaigns and referendum campaigns are not the same. When running a referendum there are three rules to follow: 1) Referendum campaigns are about issues, not individuals 2) They are won when you can appeal to everyday issues, and 3) Get to the point and simplify.

The Italian referendum was about complex constitutional reform, but it became a referendum on Renzi…

Read the complete article

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Frum e il rischio per le democrazie

Viviamo in un’era di crisi delle democrazie. Un secolo fa l’esito furono le dittature che lasciarono gran parte dell’Europa in macerie. Questa volta potrebbe essere un passaggio più soft a forme autoritarie che, apparentemente, mantengono un assetto democratico, ma che di fatto segnano la fine di molte libertà. Vi consiglio la lettura, fatelo spogliandovi per qualche minuto delle vostre simpatie e appartenenze politiche.
No society, not even one as rich and fortunate as the United States has been, is guaranteed a successful future. When early Americans wrote things like “Eternal vigilance is the price of liberty,” they did not do so to provide bromides for future bumper stickers.

Leggi l’articolo di David Frum su Atlantic

 

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