Una politica senza centro? Politica più radicale. In Italia come in Usa

Cresce la polarizzazione degli schieramenti, aumentano le divisioni: elettori conservatori e progressisti su entrambi i lati dell’Atlantico tendono ad allontanarsi in relazione a ogni aspetto della vita. Il che rafforza la partecipazione democratica, ma riduce la possibilità di raggiungere compromessi utili
Una interessante analisi di Michele Salvati su http://www.corriere.it

Da tempo gli studiosi di politica americana si stanno interrogando su una tendenza che si è manifestata con chiarezza nelle due ultime elezioni presidenziali – quella di George W. Bush nel 2004 e di Barak Obama nel 2008-ma era andata montando assai prima di allora: una crescente radicalizzazione dello scontro tra i due grandi partiti e anche – ma il fenomeno è più controverso-una crescente polarizzazione degli elettorati che li sostengono.

I temi dello scontro sempre meno appartengono a obiettivi negoziabili, a questioni di più o di meno, e sempre più a obiettivi ideologici e identitari, sui quali i compromessi sono difficili, se non impossibili. Tra di questi non ci sono soltanto questioni attinenti alla pace e alla guerra-certo appassionano e dividono, ma appartengono pur sempre alla politica-ma anche temi che si collocano in campi tradizionalmente riservati alle prescrizioni religiose o al giudizio dei singoli: l’aborto e la bioetica in generale, le scelte sessuali e la loro regolazione istituzionale. E nei due elettorati sempre più sembrano rafforzarsi le componenti partigiane e intransigenti e indebolirsi quelle disposte alla mediazione o addirittura al cambiamento di partito, a seconda dei programmi presentati nelle diverse elezioni: «The Disappearing Center», Il Centro in via di scomparsa, così intitola il suo ultimo libro un noto politologo americano (Alan Abramowitz, Yale University Press, 2010).

Sulla natura e le cause di questo fenomeno le opinioni divergono. Per Morris Fiorina (un altro famoso politologo, che ha scritto cinque anni fa un libro dal titolo significativo: Il mito di un’America polarizzata) ci sarebbe radicalizzazione dello scontro tra i due partiti, tra i due ceti politici, ma non una polarizzazione tra gli elettori, che su molti dei temi “radicalizzati” avrebbero opinioni più moderate e disposte al compromesso. Per Abramowitz non è così: le élite politiche si radicalizzano anche in risposta a gruppi di elettori sempre più numerosi e importanti per le fortune del partito, per la raccolta di risorse, per la militanza di base: si tratta del «pubblico impegnato», the engaged public, come l’autore lo chiama. È questo gruppo di elettori che, a suo parere, è cresciuto e si è radicalizzato.

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