Ho in mente il marketing

Sempre più aziende entrano nella testa dei consumatori. Con sistemi neurologici studiano le reazioni a prodotti e pubblicità. Per capire cosa ci spinge ad acquistare
Oltre a essere delle aziende, che cosa hanno in comune eBay, Unilever, Procter & Gamble, Sky, Conad, Google, Microsoft, Coca-Cola, Telecom Italia e Whirlpool? Studiano il cervello dei loro (potenziali) clienti. Sì, perché negli ultimi tempi il marketing si sta dotando di una serie di nuove ‘armi’ per intercettare (o veicolare) i gusti delle persone. Sono strumenti che fanno parte del cosiddetto neuromarketing che, in sintesi, è lo studio dei comportamenti dei consumatori attraverso il monitoraggio del loro sistema nervoso.

Il neuromarketing è una disciplina nota – a livello sperimentale – già dagli inizi degli anni 2000, ma ora le ultime scoperte e l’adozione in massa da parte delle aziende (anche italiane) la sta trasformando in un campo sempre più importante per le scelte delle imprese, soprattutto di quelle che si rivolgono al consumatore finale. Uno degli ultimi studi scientifici in materia è apparso sulla prestigiosa rivista scientifica ‘Nature’. Qui un team composto da ricercatori della Duke University (North Carolina) e della Emory University (Georgia) ha dimostrato che studiare le immagini del cervello di consumatori, chiamati a prendere una decisione prima di un acquisto, può essere fondamentale nella messa a punto di pubblicità o prodotti più ‘incisivi’.

“La possibilità che le tecniche di neuroimaging divengano sempre più economiche e rapide rispetto agli altri metodi usati oggi nel marketing e la prospettiva che queste tecniche diano informazioni attualmente non ottenibili con gli strumenti convenzionali rendono il neuromarketing sempre più allettante per le aziende e per le agenzie pubblicitarie”, scrivono gli autori della ricerca: “Il neuromarketing non sarà mai economico come i focus group (gruppi di potenziali utenti usati dalle aziende per testare un prodotto, ndr.), ma è in grado di dare informazioni sulle reazioni, consapevoli e non, di fronte a un qualsiasi prodotto”. In particolare, sostengono i ricercatori Usa, studiare il cervello delle persone potrà essere utile nel settore alimentare, nell’intrattenimento, nell’immobiliare o nel definire una campagna elettorale. Come è già successo anche in Italia: nel 2006, per esempio, l’Ulivo commissionò un’analisi per analizzare l’impatto cognitivo-emozionale della comunicazione di alcuni suoi leader durante le trasmissioni tv.

Leggi tutto (da L’Espresso)


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