Se l’Italia perde i suoi 15 enni

Tratto da http://www.corriere.it

Vita Difficile per i (Pochi) Under 15 Schiacciati dall’ Ombra dei Padri: dal 1979 sono scesi da 13 a 8 milioni. Più sessantenni che ventenni

I bambini di oggi vivono una situazione demografica molto diversa rispetto a quella dei loro genitori. L’ annuario dell’ Istat pubblicato ieri ci dice che oggi in Italia vivono 8 milioni e mezzo di persone con meno di 15 anni, mentre trent’ anni fa ce n’ erano 13 milioni. Neppure il contributo degli immigrati ha invertito questa tendenza, anche se l’ invecchiamento è stato fortemente attenuato. Oggi gli stranieri con meno di 15 anni sono 800 mila, quasi il 10% del totale. Questi numeri non cambieranno molto nel futuro. Con ipotesi molto verosimili, l’ Istat prevede che fra 10 anni i bambini saranno più o meno lo stesso numero del 2009. Cosa vuol dire, per i bambini italiani di oggi e di domani, essere cinque milioni in meno rispetto ai loro genitori? Da un lato, essere in pochi è un vantaggio. Il mercato del lavoro è più favorevole, perché le nuove leve saranno assai meno numerose rispetto ai nuovi pensionati. Già oggi i ventenni sono 600 mila, i sessantenni 800 mila, e questa differenza crescerà nel prossimo futuro. Inoltre, nelle giovani famiglie ci sono meno fratelli, quindi i genitori (i nonni, gli zii…) riversano le loro risorse economiche e il loro tempo su meno persone. Insomma, nei prossimi anni i giovani non saranno costretti a sgomitare troppo, per sedersi in un buon posto al banchetto della vita. Ma essere pochi dà anche svantaggi. Nelle zone più marginali e meno popolate i bambini sono talmente pochi che chiudono gli asili, le scuole, i negozi a loro dedicati. I bambini sono costretti a fare chilometri per giocare in una squadra di calcio o di pallavolo. Inoltre, anche se troveranno lavoro assai più facilmente rispetto ai loro genitori, i giovani faranno molta fatica a far carriera, perché troveranno la strada sbarrata da un gran numero di persone di mezza età. Infine, la grande disponibilità di soldi e di tempo messi a disposizione dai loro parenti adulti potrebbero spingere i giovani ad adagiarsi, a investire poco in istruzione, a non vivere – anche da studenti – esperienze lavorative e di volontariato indispensabili per maturare competenze e conquistare abilità. In Italia i giovani si fanno sentire poco, molto meno rispetto ai loro genitori, perché non hanno molto bisogno di farlo. Molti adulti vigilano, proiettando la loro ombra su di loro. Così, i bambini e i giovani di oggi vivono bene, ma rischiano di diventare adulti poco attrezzati per costruire progetti di vita adeguati. Gianpiero Dalla Zuanna RIPRODUZIONE RISERVATA

Dalla Zuanna Gianpiero

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(21 novembre 2009) – Corriere della Sera


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