L’under 30 si informa sul web

da http://www.repubblica.it

I titolisti, si sa, a volte esagerano: “Facebook” e “MySpace” decideranno i candidati
alla Casa Bianca!” strillano da tv e giornali gli analisti che stanno seguendo il circo mediatico delle presidenziali Usa, che da qui a novembre macinerà alcuni miliardi di dollari. Ma non si tratta solo di packaging giornalistico organizzato sapientemente
per attirare l’audience e far pendere la bilancia a favore dei new media.

Anche il serissimo Pew Research Center, afferma che un americano su quattro impara regolarmente dal web qualcosa di nuovo sulle elezioni Usa frugando tra i link della rete e -soprattutto tra i social network e i blog- che rispetto alle elezioni del 2004 hanno raddoppiato la loro influenza. Tanto che oggi nella fascia sotto i 30
Internet ha battuto clamorosamente la “prima serata” politica dei grandi network.

Il 42% dei giovani intervistati, di età compresa tra 18 e 29 anni, dice di informarsi regolarmente su internet. “La notizia clamorosa” spiegano nell’istituto Pew
“è che nel 2004 erano esattamente la metà, intorno al 20% del campione, coloro che dichiaravano di usare la rete per raccogliere informazioni sui candidati”.

Anche se la televisione, ad oggi ha trasmesso 160 mila spot incassando 141 milioni di dollari dai competitors, non è più il solo mezzo che deciderà la grande partita elettorale. “Tra l’altro” scherza Walter Hartsarich, ceo di Media Aegis Italia “Mitt Romney, il candidato che ha concentrato piu forze sui network, investendo 30 milioni di dollari, è stato costretto al ritiro. Barack Obama, che ne ha investiti appena 20 in spot tv, è ancora in corsa”.

Un freschissimo sondaggio condotto SS&K e Advertising Age su duemila votanti del New Hampshire mette in evidenza che il 40% degli adulti ha visitato il sito dei candidati alla presidenza per verificare di persona, in un rapporto quasi faccia a faccia, quali idee girano nella testa dei nuovi politici per tirar fuori l’America dal tunnel della crisi economica, risolvere i problemi dell’immigrazione, riorganizzare l’assistenza.

Un creativo milanese spezza una lancia a favore dell’effervescenza del web: “Su Internet circolano migliaia di nuove idee sulle elezioni americane, e soprattutto spopolano i siti interattivi dove il navigatore può dire la sua, mentre la televisione si limita ai dibattiti e agli spot. Ho trovato un sito dove si fa il gioco del candidato assimilando la politica ad un vero e proprio quiz show di prima serata, e un altro
dove ci sono divertentissime animazioni su Bill e Hillary in cui ricompare, galeotto, il famigerato sigaro Lewinsky”.

Imperdibile il sito in cui si va a fare i conti in tasca ai candidati dividendo stato per stato, nome per nome, la cifra di 146 milioni di dollari finora complessivamente raccolti per la campagna elettorale.

La linea di demarcazione è sempre l’età: il pubblico al di sopra del 30 anni, per il 60% dei casi, attinge ancora informazioni e sensazioni dai dibattiti tv dei candidati, invece sotto i 30 anni le percentuali si capovolgono, in un sondaggio di Ad Age
oltre il 52% degli intervistati afferma di frequentare social network e bloggers per informarsi sui programmi e sulle promesse dei politici.

Facebook sta provocando risultati impensabili, i 250 mila supporter di Barak Obama, che frequentano questo social network da 50 milioni di utenti, hanno inserito dei profili del candidato democratico che trasformano l’invenzione di Mark Zuckerberg in un enorme manifesto elettorale e per di più a prezzi irrisori rispetto ad uno spot televisivo, che nel corso di un big match di Super Bowl arriva a costare 250 mila dollari per una manciata di secondi.

Attivissimi e ispirati dalla figlia Chelsea sono i “friends” di Hillary Clinton su MySpace, che tra l’altro è di proprietà di un tycoon molto conservatore come Rupert Murdoch. Ma se è possibile influenzare il direttore di Tg, è impossibile pilotare i pensieri di community animate da decine di milioni di utenti.

(ha collaborato Nicoletta Cocchi)


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