L’alfabeto di Sarkozy

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L’ alfabeto di Sarkozy Dietro le quinte del Sarko-mondo

18 gennaio 2008 — pagina 31-32-33 sezione: POLITICA ESTERA
ARIGI – Ogni mattina di Nicolas Sarkozy comincia con la riunione dei “dodici apostoli”. E’ l’ unico appuntamento fisso di uno stile presidenziale frenetico e a geometria variabile, segnato dall’ ansia di sembrare ed essere diverso dai predecessori. Francois Mitterrand era diventato famoso per aver creato all’ Eliseo le “cellule”, gruppi di consiglieri isolati fra loro e in perenne competizione. Lui ha davanti a sé un’ unica squadra, i “dodici apostoli”, che riunisce alle otto e mezzo in una sorta di messa cantata nel Salone Verde per “misurare gli eventi, anticiparli, aprire il cammino e disinnescare le mine vaganti” spiega Catherine Pégard, parte di questo circolo ristretto. Jacques Chirac amava mettere della distanza con i media, perché “le parole rarefatte sono l’ essenza del potere”. Lui è cacofonico, un mattatore che invade tv, occupa prime pagine, cavalca l’ opinione pubblica. “L’ epoca delle presidenze silenziose è terminata” conferma Franck Louvrier, il suo capo ufficio stampa. L’ Eliseo era un bunker, ora è una “casa aperta”. Prima c’ era una gerontocrazia al potere uscita dall’ Ena, la scuola di alta amministrazione. Oggi domina una generazione di trentenni venuti dalla militanza nel partito e dalla pubblicità, che ha faticato a far comprendere ai funzionari del Palazzo l’ utilità dei Blackberry, i telefoni con cui consultare email e notizie sul web. In nove mesi, gli eventi mediatici di e con Nicolas Sarkozy sono aumentati del 450 per cento, fonte ufficiale dell’ Eliseo. Iper-presenzialista, nel suo messaggio di fine anno ha detto 48 volte “io” in meno di cinque minuti. E rifiuta l’ idea che questa sovraesposizione possa logorare la sua immagine. “Finora non è mai successo” dice Louvrier, che cita Patrick Poivre d’ Arvor, presentatore del tiggì delle 20.
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