Il futuro del Pd? Nelle mani dell’elettore liquido

Tratto da Europa del 20 novembre 2007 

Cosa dovrebbe fare una nuova forza politica come il Partito democratico per raggiungere l’obiettivo del 38 per cento che il suo segretario, Walter Veltroni, ha indicato? La risposta è apparentemente ovvia, capire dove trovare quei voti che mancano rispetto alle stime attuali che indicano il Pd attorno al 28 per cento.
Il difficile è il come, soprattutto se consideriamo che in quel 10 per cento ci sono elettori molto diversi per composizione socio demografica, per atteggiamento nei confronti della politica e dei partiti, per processi di decisione di voto.
Le campagne post-moderne sono caratterizzate, infatti, da una sempre maggiore durata (campagna permanente), dalla personalizzazione e “leaderizzazione”, da una crescente frammentazione dei media e dell’elettorato: quest’ultimo è divenuto più volatile e più difficile da classificare secondo i vecchi schemi.
Diversi studi hanno ormai evidenziato come classe sociale d’appartenenza, pratica religiosa e regione di residenza non permettano più di predire con efficacia il voto. Diventa quindi fondamentale per i prossimi appuntamenti elettorali la capacità di comprendere le dinamiche di scelta degli elettori e di stabilire nuovi criteri di classificazione.
Questo vale ancor di più per quella fascia di elettori che decide più per fiducia nel leader che per appartenenza, più su basi emotive che razionali.
I partiti devono essere in grado di mobilitare la propria base solida, raggiungere il maggior numero possibile di elettori potenziali e sostenitori “tiepidi”, intercettare il voto di elettori non schierati, spesso distanti se non ostili nei confronti della politica: si tratta di quegli elettori che definisco liquidi. Nel raggiungere questi elettori il centro sinistra si gioca le sue possibilità di rimonta e di vittoria elettorale e il Partito democratico, se vuole dimostrare la sua vocazione maggioritaria, deve svolgere un ruolo determinante.
L’elettore liquido è un elettore distante dalla politica, che spesso la incolpa dei suoi problemi, di una vita insicura in quella che Bauman definisce società liquida: una società che ha come caratteristiche la precarietà, «una vita vissuta in condizioni di continua incertezza, con la paura di essere colti alla sprovvista e di rimanere indietro». Tuttavia, non è necessariamente un elettore ignorante o a bassa scolarità come spesso viene definito, semplicemente il suo atteggiamento nei confronti della politica è di distacco se non di ostilità. Una ricerca di Itanes aveva già identificato due categorie legate all’autocollocazione politica nella quale si può identificare questo elettore: gli estranei (il 23,3 per cento degli elettori) e gli equidistanti (15,4 per cento).
Facendo riferimento anche ad altre ricerche possiamo affermare che una quota tra il 60 e il 65 per cento degli elettori dimostra, come nella definizione di Paolo Natale, una “fedeltà leggera”: può cambiare partito, ma molto difficilmente lo schieramento.
Questi elettori si dividono in parti quasi uguali tra centrodestra e centrosinistra.
In questo momento il distacco tra le due coalizioni è in buona parte giustificato dal fatto che una quota considerevole di elettori che nel 2006 avevano votato centrosinistra (e in particolare Ulivo) si rifugiano nel non sa/non risponde (e quindi in una possibile astensione). Questi elettori diventano il primo target per ridurre lo scarto tra le coalizioni ed avvicinare il Partito democratico al potenziale di voto.
Per completare la rimonta il Pd dovrà tuttavia conquistare una quota importante di elettori liquidi, cittadini che non si collocano all’interno degli schieramenti e della classica autocollocazione politica, che sono sensibili a messaggi semplici (e prevalentemente non politici) e alle personalità dei leader.
Non si può pensare di vincere semplicemente mobilitando il proprio elettorato, la conquista di parti rilevanti di questa fascia di elettorato rappresenta, ormai, il discrimine tra una campagna vincente ed una perdente.
Finora è stato il centrodestra ad essere più capace di conquistarne le simpatie con messaggi legati a tasse, sicurezza e identità territoriale (in contrapposizione alle insicurezze della globalizzazione). La stessa “rimonta” del 2006 è imputabile ad un recupero in questo elettorato attraverso un messaggio forte di riduzione delle tasse (rafforzato dalla debole e contraddittoria risposta del centrosinistra).
Sia gli elettori da recuperare sia gli elettori liquidi sono conquistabili attraverso un messaggio di forte discontinuità e di cambiamento, attraverso una leadership che incarni la proposta politica. Cambiano i tempi: il Pd deve lavorare subito sul recupero della fiducia tra i suoi elettori delusi, mentre l’attenzione e la possibilità di conquistare gli elettori liquidi crescerà con l’avvicinarsi della data del voto.
Le dinamiche di contestualizzazione e framing negli ultimi due/tre mesi prima del voto e il ricorso a messaggi emotivi negli ultimi dieci giorni, potranno incidere profondamente sul clima di opinione e sul risultato finale della prossima competizione elettorale.
In conclusione per poter incrementare la sua base di consenso, il Pd non deve fermarsi ai sentimenti e alle preferenze di chi si è mobilitato per votare alle primarie e nemmeno della sua base solida (una volta si sarebbe detto lo “zoccolo duro”), ma andare coraggiosamente oltre privilegiando l’atteggiamento di quegli elettori da riconquistare e di quei nuovi elettori liquidi che, in questo momento, sono solo dei potenziali. 

Marco Cacciotto

 


One thought on “Il futuro del Pd? Nelle mani dell’elettore liquido

  1. Credo che la vera forza del PD risulti essere proprio dalla distanza acquisita dalle ideologie della” vecchia politica” (possiamo già chiamarla così?). Credo che ben pochi italiani possano pensare attualmente di definirsi comunisti, socialisti o democristiani: esistono dei valori comuni, dei problemi comuni e delle esigenze comuni che ora, molto più di venti o trent’anni fa, non possono essere classificate in base alle ideologie di partito ( basti pensare a questioni quali criminalità, precariato, carovita etc ). Una chicca per il prof. Cacciotto: l’altro giorno stavo promuovendo un iniziativa del partito (PD) a livello locale che si terrà presso la sede dell’ex Margherita, una signora che voleva partecipare mi ha chiesto la seguente informazione sulla location : ” Allora l’evento si terrà presso XYZ…si, dov’e’ c’è sempre stata la democrazia cristiana, no?” Io, da ex diessina, sono quasi morta…

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