Un paradosso per Walter

Un paradosso per Walter
PAOLO NATALE

Il sondaggio pubblicato mercoledì su Europa, che riprende le stime di Ipr Marketing realizzate per Repubblica, fotografa in maniera sufficientemente precisa il profilo dell’elettore “certo” del Partito democratico. Più deficitario appare invece il quadro riportato in riferimento all’elettorato “incerto”, rispetto a numerose altre analisi effettuate da numerosi istituti di ricerca.Dal momento che le possibili fortune elettorali della nuova formazione politica sono rappresentante proprio da questa quota di elettorato potenziale, molta importanza riveste il tipo di profilo che ne emerge. E convincere i cittadini non ancora convinti della scelta diviene il punto centrale della proposta politica del Pd. Per ricostruire il quadro di riferimento, è utile suddividere queste quote di “mercato elettorale” in tre tipi: coloro che sono andati a votare alle primarie (i “mobilitati”), coloro che non sono andati a votare ma voteranno sicuramente Pd e coloro che sono ancora incerti. Si tratta di tre segmenti in forte contrapposizione tra loro su alcuni elementi basilari della proposta politica, sul giudizio sull’attuale governo e sulle loro caratteristiche socio-demografiche. Innanzitutto, rispetto al giudizio sul governo e le aspettative sul suo futuro, i mobilitati appaiono nettamente più positivi e ottimisti che i restanti elettori del Pd, i quali vorrebbero un forte segnale di cambiamento, anche prima della fine della legislatura.
Secondo questi ultimi, Veltroni dovrebbe prepararsi a rivestire il ruolo di futuro capo del governo, mentre i “mobilitati” lo vedono meglio impegnato a costruire e rafforzare il nuovo partito.
Insomma, il potenziale di scontento di chi non è andato a votare ma si identifica con il Pd appare molto elevato, laddove il popolo delle primarie non sembra avvertire tutta questa negatività, ma nutre anzi molta fiducia nel governo attuale e nel suo leader Prodi. Di natura ancora diversa è poi l’elettorato potenziale, composto per la maggior parte da cittadini che si sentono parecchio distanti e disinteressati alla politica, residenti in aree meridionali del paese, con un’età media elevata, una forte componente femminile e con livello di scolarità medio-bassa, laddove gli elettori certi sono sovra-rappresentati tra i cittadini con titolo di studio maggiormente elevato.
La natura dei tre tipi di elettorato del Pd è quindi così velocemente riassumibile. I “mobilitati” dalle primarie sono ottimisti, credono nell’attuale governo, sono scesi alle urne per manifestare la propria simpatia al centrosinistra e al suo nuovo principale interprete; oltre alle tradizionali zone “rosse”, risiedono soprattutto al centro-sud del paese, con una forte sotto-rappresentazione del settentrione. Gli altri elettori “certi” sono critici nei confronti dell’attuale governo e vorrebbero forti mutamenti di rotta e, se possibile, nuove alleanze più moderate, con Veltroni nuovo leader dell’intera coalizione; come dice il politologo Paolo Feltrin, essi si pongono in netta contrapposizione con le motivazioni che hanno spinto gli oltre tre milioni a partecipare alle primarie, tanto che il sindaco di Roma, per poter incrementare la sua base di consenso, non dovrebbe paradossalmente dare retta ai sentimenti di chi si è mobilitato, privilegiando al contrario l’atteggiamento di chi non si è recato alle urne.
L’ultima fetta di elettorato, quello “potenziale”, è invece assimilabile a quella fascia di popolazione che non nutre grande fiducia nella politica nel suo complesso; composta da cittadini che praticano spesso l’astensionismo ma sono maggiormente sensibili a parole d’ordine legate alla personalizzazione del voto. Hanno molta fiducia in Veltroni e nel suo ruolo apparentemente distante dai vetusti schemi politico-elettorali.
Tre mondi, dunque, per certi versi tra loro inconciliabili. Un bel rebus, ma anche una bella sfida.


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