Pd e Royal, insieme al bivio

Una nuova analisi su affari italiani:
http://canali.libero.it/affaritaliani/rubriche/consenso/consenso1406.html

Il 24,73 ottenuto dal Partito Socialista francese è molto vicino all’attuale stima del peso elettorale dell’Ulivo/Partito Democratico. Come il Pd, il Ps si trova si trova davanti ad un bivio: andare verso il centro o rafforzare la sua identità di sinistra? Il Ps non ha alla sua sinistra una forza politica stimabile attorno al 10% -12% come la galassia della “sinistra democratica” (o radicale come viene spesso definita) italiana, ma deve fare i conti con il 7% del movimento democratico di Bayrou. Quest’ultimo ha pagato lo scotto di non essere più la terza scelta per i delusi in un sistema elettorale che presuppone una scelta di schieramento; l’ipotetico accostamento alla sinistra gli ha fatto perdere la metà dell’elettorato che, nelle Presidenziali, lo aveva scelto pur definendosi di centrodestra.

Non è un caso che dopo il deludente esito del primo turno, Bayrou abbia chiuso le porte in faccia alla Royal che cercava alleanze per il secondo turno. Un’alleanza con i Socialisti rischierebbe, infatti, di “uccidere nella culla” il suo Movimento Democratico. A questo punto Ds e Margherita devono fare una scelta rapida: o tornano indietro o accellerano decisamente verso il Partito Democratico tenendo in seria considerazione le debolezze manifestate. Non vi è, infatti, solamente una questione settentrionale, ma anche un problema con il voto cattolico e con i ceti medi produttivi.

La debolezza del centrosinistra nel Lombardo -Veneto che si era già manifestata nelle elezioni politiche del 2006, è diventata un crollo generalizzato che ha avuto come argini Piacenza e Genova. Tuttavia anche il risultato ligure ha mostrato una notevole erosione della base elettorale. Non va sottovalutato il calo nelle regioni meridionali e i segnali di erosione del blocco sociale nelle regioni tradizionalmente “rosse”. L’astensionismo che aveva colpito il centrodestra nelle amministrative degli anni scorsi, ha colpito il centrosinistra al governo e, questo, potrebbe diventare una costante nei prossimi anni, a partire dalle elezioni amministrative del 2008.

Ma non solo, il centrosinistra che aveva sempre considerato un vantaggio il ballottaggio per una supposta maggiore propensione degli elettori di centrodestra ha avuto anche da questo punto di vista una doccia gelata: come ha sottolineato D’Alimonte, nella grande maggioranza dei casi i voti dei candidato del centrodestra sono aumentati in valore assoluto nonostante il forte calo della partecipazione elettorale. In 52 casi su 69 in cui la competizione è stata fra un candidato del centrodestra e uno del centrosinistra, ci sono 46 casi in cui il candidato del centrodestra ha incrementato i suoi consensi rispetto al primo turno.

E’ presto per capire se si è trattato semplicemente di un forte segnale di insoddisfazione nei confronti del governo o della formazione di un nuovo blocco sociale in grado di assicurare una salda maggioranza al centro destra. In ogni caso i leader del centrosinistra non possono permettersi di rimanere in mezzo al guado a lungo: servono decisioni rapide e chiare.


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