La candidata socialista a picco nei sondaggi

Tratto da http://www.corriere.it

Ségolène in declino E affiora l’ ipotesi di un cambio in corsa
Ma dal partito assicurano: risalirà

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI – L’ incantesimo è finito? Ségolène Royal tira dritto, proclama di «tenere fino alla vittoria», non si cura delle critiche e prepara la domenica del rilancio, il prossimo 11 febbraio, quando presenterà il programma per l’ Eliseo, frutto di migliaia di riunioni in tutta la Francia. Se la campagna è cominciata in sordina, ciò è intenzionalmente voluto. Per costruire una piattaforma dal basso, «all’ ascolto dei francesi», come va ripetendo. Ma dubbi, incertezze e sarcasmo sono virus micidiali in una contesa personalizzata, quando il prodotto-leader è condizionato da mode, psicologia collettiva e persino della pubblicità. E i dubbi si sono materializzati, tanto che qualcuno comincia a chiedersi se la folgorante ascesa della «Madonna socialista» non possa assomigliare al volo di Icaro. Così almeno scrivono gli stessi giornali che l’ avevano già portata all’ Eliseo: icona delle donne e del progresso, regina di Francia al servizio della Nazione, erede di Mitterrand nel cuore della «gauche». Adesso che la data del voto si avvicina, nell’ opinione pubblica la domanda di esperienza e competenza sembra prendere il sopravvento sulla magia del personaggio. Gossip e veleni (sparsi anche dalla parte avversaria) fanno addirittura circolare l’ ipotesi di un cambio in corsa. «Changer de candidate?», si domanda un editoriale dell’ Express, mentre Libération non perde occasione per mettere in luce i limiti di Ségolène, soprattutto quando si parla di politica estera. L’ establishment si preoccupa della sua «fragilità» rispetto ai più importanti dossier economici e strategici. Gli ambienti moderati e riformisti rischiano di sottrarle consenso puntando sul «terzo uomo», François Bayrou. Negli ambienti del partito ci si chiede se almeno sia disposta ad ascoltare qualche consiglio, anziché prendersela con il suo compagno Hollande o sospendere il portavoce, come fanno le istitutrici quando mandano i ribelli dietro la lavagna. All’ indomani delle primarie socialiste, nel novembre scorso, Nicolas Sarkozy confidava agli amici: «Sarà durissima, è difficile combattere contro un mito». Per di più un mito al femminile, inattaccabile, perché altrimenti sempre esposti all’ accusa di machismo e aggressività. Ségolène Royal aveva stravinto, conquistato i militanti, sgomberato il campo dagli «elefanti» del partito. Portata in alto dai sondaggi e dall’ immagine seducente, Madame Royal aveva compiuto un capolavoro mediatico e politico, calandosi nei panni di una Blair in gonnella con la triplice ambizione di conquistare l’ Eliseo, cambiare la cultura della sinistra e riformare la Francia. E adesso? Il primo mese di campagna elettorale è stato oggettivamente negativo. Secondo molti osservatori, addirittura fallimentare. E i sondaggi impietosi confermano la discesa, secondo la regola non scritta che chi è in testa in autunno non vince in primavera. Un concorso terribile di circostanze sfavorevoli, gaffes, polemiche interne e errori di strategia ha disorientato i militanti, deluso le aspettative dell’ opinione pubblica e riacceso le rivalità interne, al punto che nei salotti della politica parigina si disegnano gli scenari più disparati e complicati: un congresso straordinario, un appello a cambiare cavallo, il lancio di una squadra più rodata e credibile, magari indicando sin d’ ora chi sarà il primo ministro. Tutti pensano a Dominique Strauss Kahn, ma intanto è palpabile il silenzio o il «servizio minimo» dei grandi sconfitti ed è evidente la difficoltà di tenere insieme le anime diverse della sinistra, tanto più che alcune frange sono decise a scendere in campo al primo turno delle presidenziali con il proprio portabandiera: l’ ultimo a candidarsi è José Bové. In sintesi, il primo mese di campagna elettorale ha rovesciato gli scenari prefigurati in autunno. Nicolas Sarkozy, che rischiava il fallimento per le divisioni interne alla destra, ha stravinto il congresso dell’ Ump e sembra aver superato il suo punto debole: la difficoltà di trovare consensi al centro, fra i giovani, negli strati popolari, al punto di riuscire ad attrarre anche intellettuali di sinistra. La «gauche», al contrario, rischia di disperdere un patrimonio di condizioni che ne lasciavano prevedere una facile vittoria: voglia di ricambio generazionale, crisi sociale, saturazione per la troppo lunga stagione di Chirac, maggioranza politica in 21 regioni su 22 e nelle grandi metropoli del Paese. Ma non è il caso di preoccuparsi, giurano al quartier generale della candidata, in Boulevard Saint Germain: Ségolène è come Giovanna d’ Arco. E i tempi bui verranno anche per Supersarko. Massimo Nava * * * 52% All’ inizio del 2007 un sondaggio dava Ségolène Royal vincente su Sarkozy con il 52% dei voti contro il 48% ottenuti dal candidato della destra

Nava Massimo


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