Lei e Internet, da moglie tradita a donna in campo

Pubblico l’interessante commento di Beppe Severgnini all’annuncio di Hillary Clinton (da http://www.corriere.it)

Lei e Internet, da moglie tradita a donna in campo
di Beppe Severgnini

Hillary è la stessa di sempre. Sorniona, su un divano a fiori, sembra una gatta pronta a saltare sui rivali democratici, e poi sul pesciolino rosso repubblicano (chiunque sarà).Ma non è un’intervista televisiva, una conferenza-stampa, l’annuncio imperiale che molti aspettavano. E’ un video su Internet.
La prima donna che può diventare presidente degli Stati Uniti ha scelto il sistema più semplice e meno costoso per annunciare la candidatura. Non è demagogia: è calcolo, e buon senso. Internet, in America, ha ormai i numeri della tv, e qualche vantaggio in più. Il filmato è accessibile sempre e dovunque, ed è possibile aggiungere testo, aggiornamenti e collegamenti. La tv, se vuole, lo riprenderà (ovviamente, in questo caso, l’ha fatto dopo pochi minuti).
La voglia d’essere accessibile traspare da ogni dettaglio: visuale, tecnico, verbale. L’ambiente riunisce alcune icone domestiche americane. Una lampada da tavolo, un divano che sembra pronto per molti tv-dinners, la porta bianca sul giardino, le foto di famiglia (si intravede Bill che abbraccia Chelsea. Come dire: «Ci sono anche loro»). Il breve filmato è ultraleggero, così da non escludere chi dispone di un collegamento lento (abbiamo provato a guardarlo usando il cellulare italiano come modem: nessun problema). La pagina iniziale (homepage)— molto blu, colore dei democratici— è pulita; i collegamenti (links) sono a prova d’idiota; il messaggio è lampante: I’m in (ci sono anch’io). Tre parole, quattro lettere: se pensiamo a certi annunci italiani, c’è da piangere d’invidia.
Il discorso contiene ripetuti inviti allo scambio. Su http://www.hillaryclinton.com è già attivo un blog cui è possibile contribuire. Da lunedì inizieranno le video-chats (ovvero: sarà possibile inviare messaggi, e Mrs Clinton risponderà di persona). Hillary— che usa solo il cognome del marito, sovranamente ignara delle nostre discussioni in materia— esorta gli americani a unirsi alla campagna «per una conversazione sul futuro del Paese». E ripete: I’m not starting a campaign, but beginning a conversation (non lancio una campagna, inizio una conversazione). E poco dopo: So let’s talk, let’s chat, let’s start a dialogue, «avanti, parliamo, chiacchieriamo, cominciamo un dialogo». Come dire: sono stata forse una first lady autoritaria, ma saprò essere un presidente disponibile.
Le dirette-video su Internet sono liquidate dalla candidata come «a little help from modern technology», un piccolo aiuto della tecnologia moderna. Non è uno snobismo, né un understatement: è invece la prova che il computer fa parte della vita quotidiana dell’America, come il televisore dagli anni ’40 e i forni a microonde dagli anni ’70. Esattamente nove anni fa, Internet serviva a un giornalista-incursore, Matt Drudge, per mostrare le timidezze di Newsweek, rivelare la vicenda Lewinsky e incastrare il presidente Bill Clinton. Oggi Internet serve a Hillary Clinton — la moglie tradita — per lanciare la propria candidatura alla Casa Bianca, e provare a cambiare la storia. Da fringe a mainstream, direbbero gli americani. Dalla periferia al centro, dall’eccentricità alla normalità. E Internet non ha ancora finito di stupire. Hillary Clinton, crediamo, nemmeno.
21 gennaio 2007


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