Apri il blog e scappa

Dall’edizione online de l’Espresso un articolo di Alessandro Gilioli:

«Cari naviganti, le attività del Sindaco dopo la pausa estiva sono riprese in pieno», annuncia Walter Veltroni dal suo sito. E meno male, visto che siamo a Natale. Ma non è che Veltroni abbia poltrito da agosto a oggi: è solo che si è dimenticato di avere un sito. Come lui, centinaia di altri politici italiani, bravissimi a parlare di Web e di interattività in campagna elettorale per poi scappare dalla Rete nel momento in cui l’ultima scheda viene deposta nell’urna.
Prendete Letizia Moratti, ad esempio. Nel candidarsi a Palazzo Marino, un annetto fa, aveva messo in piedi un sito ciclopico, in cui ogni via di Milano corrispondeva a un dominio Internet: chi abitava lì era invitato a mandare all’ex ministra i suoi suggerimenti per il quartiere…

Molto creativo, un po’ esagerato e assai costoso. Se digitate adesso http://www.letiziamoratti.it, però, trovate solo una gran foto della signora esultante e la scritta “Grazie Milano!”. Fine. Inutile cliccare su e giù per il monitor, non si va più da nessuna parte. Il super sito interattivo è diventato un poster fisso e obsoleto.

Quello di ringraziare e scappare a elezioni avvenute è tuttavia un vizio trasversale: dal segretario ds Piero Fassino (ultimo aggiornamento il 12 aprile), al presidente della Camera Fausto Bertinotti, dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino al collega torinese Sergio Chiamparino (www. chiamparino.it). Nessun ringraziamento invece, forse per la batosta subita, dall’ex avversario di quest’ultimo, Rocco Buttiglione (aggiornato al 19 giugno). E se n’è andato senza salutare pure il sindaco di Bologna Sergio Cofferati che ha lasciato solo un eterno cartello di lavori in corso.

L’alibi dell’aggiornamento informatico è infatti un ottimo sistema per dileguarsi dagli impegni nel Web: l’ex presidente del Senato Marcello Pera, per esempio, sul suo Marcellopera.it mostra un comunicato in cui elogia gli internauti per il «confronto diretto da cui ho tratto numerosi e utili contributi», dopodiché spiega: «Proprio per rendere questo dialogo ancor più semplice ed immediato, ho deciso di ristrutturare il mio sito: l’obiettivo è quello di mettervi in futuro a disposizione uno strumento più agile», e bla bla bla. Visti i tempi dei lavori in corso, speriamo che Pera renda noto a quale agenzia si è rivolto, in modo da mettere in guardia eventuali futuri clienti.

Ancora più imbarazzante è l’auto-oscuramento con cui il ministro dell’Istruzione Fioroni ha abbattuto il suo blog. Qualche settimana fa, infatti, l’esponente della Margherita aveva auspicato la censura contro i contenuti elettronici porno e violenti, senza accorgersi che nei commenti al suo blog c’erano circa 3 mila pubblicità di siti con nomi tipo “Anal gallery” e “Violent Incest”. Quando gli è stata fatta notare l’incongruenza (grazie al tam-tam partito dal blogger Massimo Mantellini), Fioroni ha chiuso tutto in fretta e furia, accusando un non meglio specificato “pirata informatico” di averlo boicottato (in realtà il ministro aveva solo ricevuto un po’ di spam, come capita a tutti).

Per un politico, del resto, il blog è un percorso perfino più scivoloso del vecchio sito istituzionale. Perché nel diario on line sarebbe auspicabile un aggiornamento di post quotidiani o quasi, un dialogo continuo con i lettori-cittadini, un linguaggio diretto e informale e, se ci si riesce, uno spazio interattivo in cui accettare le critiche e dare qualche risposta. E qui gli onorevoli italiani, in grande maggioranza, vanno in crisi. Perché vogliono far vedere che sono innovatori e moderni, provano ad aprire un blog ma poi non riescono a tenere botta. Il caso più eclatante è stato quello di Romano Prodi, il cui blog è sopravvissuto la miseria di due post. Una figuraccia rimarcata sul Web da Beppe Grillo («Forse quella di non comunicare con i propri elettori sarà una nuova tattica per rimanere al potere sino al 3010…»). Ora il premier ha un sito-vetrina in stile classico, anch’esso in verità piuttosto mal aggiornato.

Nel suo governo non mancano tuttavia i tentativi, spesso lodevoli, di utilizzare in qualche modo l’interattività della Rete e i blogger veri sono più d’uno. C’è per esempio il tecnofilo Antonio Di Pietro, il cui diario on line è quasi inappuntabile: l’ex pm lo aggiorna di frequente, raccontando quello che fa al ministero per le Infrastrutture. Il sito è aperto ai commenti degli internauti, la cui pubblicazione on line è automatica. Unico neo, il tutto assomiglia un po’ troppo al blog di Grillo, a cui Di Pietro evidentemente si ispira. Un altro ministro che sembra saper usare la Rete è quello delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni. Il suo blog non ha le foto e l’aggiornamento non è frequentissimo, ma insomma non si sente aria di abbandono; peccato il lessico, ancora “incravattato” e poco adatto al mezzo. Più informale il verde Alfonso Pecoraro Scanio, che tuttavia aggiorna il suo diario on line assai di rado e con interventi molto generici: ne consegue un dialogo con gli internauti davvero scarno. Qualche problemuccio anche per il “Bindiblog” (così l’ha chiamato lei) dell’omonimo ministro della famiglia signora Rosy: dal 5 ottobre non viene postato più nulla. Un po’ inquietante poi che cliccando su “attività del ministero” appaia una pagina completamente bianca. Appena più attiva la collega degli Affari regionali Linda Lanzillotta, che ha postato una cinquantina di volte in un anno. Infine, nell’esecutivo, discreta la performance di Emma Bonino: il suo non è un blog, ma per ricchezza e vivacità è meglio di parecchi diari on line.

Del resto l’estrazione radicale contempla una certa passione per la democrazia elettronica, sicché anche gli ex compagni di Bonino passati a destra si divertono con mouse e tastiera: sia Marco Taradash sia Benedetto Della Vedova sono blogger a tutto tondo. Nella Casa delle libertà, però, la new entry più rumorosa è stata quella di Paolo Guzzanti, il cui blog Rivoluzione Italiana ha debuttato quatto quatto in settembre con la semplice riproposizione dei suoi articoli su “il Giornale”, ma a poco a poco è diventato un pirotecnico garbuglio di accuse agli avversari e di accorati appelli al popolo, fino ad assumere toni millenaristici con l’esplosione del caso Litvinenko. Un blogger di lunga data come Luca Sofri ha ipotizzato, scherzando, che dietro quelle pagine non ci potesse essere davvero Guzzanti, bensì un gruppo di «impostori che hanno messo in piedi questa parodia solo per prendere in giro il senatore». Comunque si vede che l’ex giornalista si è innamorato del nuovo mezzo, lo usa senza parsimonia e si diverte a dettarne autocraticamente le regole: «Qui censuro quello che voglio, questo non è un blog pubblico ma privato, gli avversari hanno a disposizione migliaia di altri posti dove sfogarsi».

Un altro inaspettato e recente blogger è il senatore Sergio De Gregorio, quello eletto con Di Pietro e ora oscillante con tendenza a destra. Nel suo Sergiodegregorio.com (dove parla di sé in terza persona, come Maradona) sono pochi i post dedicati alla politica nazionale, molti i riferimenti al suo bacino elettorale campano. Ultimamente De Gregorio ha imparato anche a caricare le foto e ha messo on line una cartolina notturna del golfo di Napoli.

Discreto, sobrio – e noiosetto – è invece il blog del margherito Franceschini mentre è naufragato subito il tentativo di Sandra Lonardo, moglie e sodale politica di Mastella: lady Udeur si è incartata nel giro di sette post e ha abbandonato il tutto nel febbraio scorso. Chi ne sentisse la mancanza può consolarsi con il sito-bazar del marito (si consiglia di skippare la temibile canzonetta introduttiva). Anche il blog dell’ex ministro Mario Baccini è finito male: l’esponente Udc l’aveva aperto quando voleva diventare sindaco di Roma, poi l’ha “sospeso” («le attività del blog riprenderanno a breve»), infine si è riparato nel solito sito-contenitore zeppo di discorsi e atti parlamentari immessi da qualche portaborse.

D’altro canto il sito vetrina è una tentazione forte, nel Palazzo, perché ci si deve impegnare poco, non si rischiano incidenti tipo quello di Fioroni e si può dire in giro di «essere in Rete». Una gran balla, naturalmente, perché si manca il senso principale della comunicazione via Web, basata sul confronto con gli utenti. Eppure quasi tutti, a sinistra come a destra, alla fine fanno così. Tra le poche eccezioni, il governatore sardo Renato Soru e qualche volenteroso peone di Montecitorio: come il rutelliano Roberto Giachetti o l’onorevole di An Fabio Rampelli, uno che nei suoi interventi spazia dal ricordo eroico di El Alamein agli immigrati dell’Esquilino, dal boom cinese alla cementificazione di Tor Marancia. Mostrando così di aver compreso, seppure a modo suo, il concetto di “glocal”.


3 thoughts on “Apri il blog e scappa

  1. bene
    😉
    condivido al 1000%
    ti lascio un saluto e ogni tanto passa
    stef
    ps da me è bastato aver sfiorato lesa maesta’ di fidel castro che una marea di gente che non è stata mai a cuba ha iniziatoa sparare cazzate
    ciao stef

  2. Un articolo interessante, anche se resta molto sulla superficie. Non è altro che una panoramica su fatti che ben conosciamo da anni, sull’arretratezza e la difficoltà dei politici a mettersi in gioco ma soprattutto a capire internet, la sua importanza, le sue dinamiche (le incredibili uscite del ministro Fioroni lo mettono ben in evidenza). E nonostante tutto anche un ‘sito vetrina’ se aggiornato può svolgere la sua funzione. Il problema è che, come spesso accade nel nostro paese, internet è un fine e non un mezzo. E’ un problema culturale, non esclusivo della politica: http://limprenditore.blogspot.com/2006/12/ci-ho-il-sito.html#links

    Sono però convinto che, al crescere dell’importanza di internet (i dati itanes 2001 suggerivano una marginalità totale dell’utilizzo della rete da parte degli elettori, gli ultimi, quelli del 2006 molto meno, ma ancora l’interesse di un’elite) la politica si adeguerà. Lentamente. E in ogni modo, in Italia, mi sembra che le grandi elezioni siano decise ancora in buona parte da elettori ‘marginali’, non interessati alla politica, raggiungibili solo con i mass media (per quanto ci sia un complessivo calo di fiducia nei confronti della tv e il marketing se ne sia accorto da un pezzo). o mi sbaglio?

    scusa la lunghezza del commento!

    ps: Curioso che non sia citato il blog di bassolino

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