Labour: the future for Britain(?)

Il discorso finale di Blair, rende bene l’idea di quanto sarà difficile il compito di Gordon Brown. A partire dal rimontare lo svantaggio nei confronti del più giovane e dinamico leader dei conservatori, David Cameron. Blair rimarrà nella storia come l’unico leader laburista a vincere tre elezioni consecutive e questo gli ha permesso di dire: “L’unica eredità che voglio lasciare è una quarta vittoria consecutiva laburista alle urne. E non voglio essere ricordato come il laburista che ha vinto tre volte, voglio essere ricordato come il primo laburista che ha vinto tre volte”. Ma non si è fermato qui, togliendosi un sassolino dalla scarpa: “Dicono che odio il partito e le sue tradizioni. Non è vero, io amo questo partito. C’è una sola tradizione che odio:perdere”.
Quale sarà lo stile di Gordon Brown? Nel suo discorso il ministro delle Finanze ha elogiato l’operato di Blair su più fronti, dalla lotta al terrorismo a quella contro la fame e la povertà in Africa, pur senza nascondere inevitabili diversità. “Naturalmente, come in tutti i rapporti così lunghi – ha continuato – abbiamo avuto le nostre divergenze, e mi dispiace che queste differenze ci abbiano distratti dalle cose che contano, ovvero il governo del Paese. Mi dispiace, e so che dispiace anche a Tony. Ma insieme abbiamo ottenuto cose importanti”.
Brown ha parlato delle priorità del paese spiegando una sorta di programma per quando – se le sue speranze si avvereranno – sarà premier: dall’istruzione al terrorismo, dall’economia ai cambiamenti del clima, dalla lotta alla povertà globale, alla riforma dei servizi pubblici, alla sanità. Ma ha parlato anche di valori, quelli che ha imparato nella sua infanzia in Scozia: solidarietà, giustizia sociale, essere al servizio del popolo, lavorare affinchè tutti abbiano una possibilità. Questi valori, ha detto alla platea, fanno di me un candidato giusto per la poltrona al numero 10 di Downing Street. “Penso che la mia esperienza e i miei valori mi diano la forza di prendere decisioni difficili” ha aggiunto. Come ad esempio quelle che riguardano la politica estera. In futuro, ha detto, il Parlamento dovrà dire l’ultima parola sulla decisione di andare in guerra, tema a proposito del quale ha ammesso: “Dopo la liberazione dell’Iraq da Saddam avremmo potuto agire meglio, ma oggi ce ne accorgiamo”.
“Credevo allora e credo oggi – ha continuato – che il partito debba essere più che un programma politico: noi dobbiamo avere un’anima” ha affermato con la fronte bagnata dal sudore in un passaggio particolarmente inteso del suo intervento sottolineando che per lui essere al servizio della gente e lavorare ai problemi è più importante delle apparenze. “A me interessa di più la sorte dell’Artico (Artic) che quella degli Artic Monkeys (gruppo rock)”, ha detto con un gioco di parole.
Nel parlare di anima e nel dire “non dimentico che siamo in politica come servitori del popolo” ha strizzato l’occhio alla base e a quella parte di partito che accusa Blair di essere un conservatore mascherato da laburista.
“Il rinnovo del New Labour – ha concluso – deve essere e sarà costruito su un’economia flessibile, servizi pubblici tagliati sulle persone, pubblico e privato che non sono in contrasto ma lavorano insieme, così che possiamo creare opportunità e sicurezza, non solo per alcuni, ma per tutti”.
Ci riuscirà? Per Frank Luntz, Gordon a 55 anni “è vecchio, logorato da nove anni da ministro e troppo scozzese per essere vincente”.

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