«Non la penso come te». E il cervello si illumina

«Non la penso come te». E il cervello si illumina
Ecco cosa succede quando incontriamo chi ha idee etiche o politiche diverse Individuate da tre scienziati di Harvard le aree del «dissenso» e dell’ «affinità

Proviamoci a immaginare concretamente, visualizzandolo con l’ occhio della mente, un illustre esponente di idee politiche ed etiche che noi condividiamo. Fatto? Ebbene, visualizziamo adesso una sua frase o un suo motto famoso. Proviamo poi, invece, a far questo per un illustre esponente di opinioni e idee che detestiamo. Una cosa è certa: soggettivamente, intuitivamente, avvertiamo una netta diversità interiore tra quello che ci succede nel primo e nel secondo caso. Insigni neuroscienziati ci confermano adesso che la nostra impressione soggettiva corrisponde a una reale differenza nell’ attivazione delle aree cerebrali soggiacenti. Jason P. Mitchell, C. Neil Macrae e Mahzarin R. Banaji, del Dipartimento di psicologia di Harvard, nell’ ultimo numero della rivista specializzata Neuron, mostrano che, quando ci immedesimiamo con le idee di qualcuno a noi affine, i neuroni della porzione dorsale della corteccia prefrontale mediana (in sigla, in inglese, mPfc) si attivano presto e intensamente, mentre, quando resistiamo a immedesimarci con le idee di qualcuno che la pensa in modo opposto a noi, si attivano quelli della porzione ventrale di questa stessa corteccia prefrontale mediana. Queste due sottoaree giacciono a pochi miseri centimetri di distanza, nella mappa del nostro cervello, ma abbastanza per rendere distinguibili i due distinti segnali in soggetti come noi, testati in un apparato di risonanza magnetica funzionale. Viene spontaneo chiedersi cosa avvenga, nel nostro cervello, quando si cambia opinione. Si attivano via via neuroni di aree cerebrali intermedie, o invece c’ è una specie di scatto brusco? Nessuno, per il momento, lo può dire, ma teniamoci sintonizzati con i progressi delle neuroscienze, perché ormai quella di mappare stati mentali, pensieri, emozioni, e perfino opinioni, su distinte aree del cervello è una vera a propria industria scientifica. Nello stesso numero di Neuron, l’ ultimo, appena pubblicato, una nota e autorevole coppia di neurobiologi inglesi, Chris e Uta Frith, traccia una vasta sintesi dei risultati degli ultimi anni. Per esempio, l’ estremità posteriore del solco temporale superiore e la vicina giunzione temporo-parietale si incaricano di osservare le espressioni del viso e indovinarne le cause. In parole più semplici, la capacità che tutti abbiamo di indovinare che cosa pensano gli altri, quali sentimenti provino e quali conseguenze ne traggano, si appoggia a circuiti cerebrali specifici, alcuni dei quali hanno stretti corrispondenti, seppur meno sviluppati, nelle scimmie. L’ eroina attuale di queste ricerche è, come abbiamo appena detto, la vasta area detta corteccia prefrontale media e l’ adiacente corteccia paracingolata. Detto sommariamente, è proprio questo il continente cerebrale della nostra capacità di immedesimarsi con gli altri. Oltre ai dati raccolti mediante la risonanza magnetica in soggetti normali, alcuni chiari casi patologici mostrano che, quando quest’ area è lesa, il soggetto non sa più capire cosa gli altri pensano, desiderano e credono. Fatto ancor più preoccupante, in certe specifiche lesioni, al soggetto non importa nemmeno più capirlo.

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