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Auto ironia 27 Maggio , 2009

Posted by Spindoctor in Politics.
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L’auto ironia è una gran dote. Ecco un video di Bill Clinton negli ultimi giorni della sua presidenza…

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Il nuovo Parlamento: cinque gruppi, l’Italia la più virtuosa d’Europa 5 Maggio , 2008

Posted by Spindoctor in Elezioni politiche 2008, Politics.
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Esempio negativo di proliferazione negativa dei partiti il nostro Parlamento è diventato improvvisamente un esempio virtuoso. Un interessante articolo di Mariolina Sesto, tratto da www.ilsole24ore.com, che compara il nostro Paese con altre realtà europee…

Da maglia nera a virtuosi d’Europa. L’effetto antiframmentazione uscito dalle urne ha allineato l’Italia ai principali Paesi Ue in quanto a numero di gruppi parlamentari. Di più: dopo il 13-14 aprile il nostro paese, che con 13 gruppi alla Camera e 10 al Senato guidava la classifica dei parlamenti con più formazioni politiche rappresentate, diventa quello con il minor numero di raggruppamenti: 4 al Senato e 5 alla Camera, tolto il gruppo misto. Meglio della Francia che ne annovera 6 al Senato e 4 all’Assemblea nazionale, del Bundestag tedesco che ne registra 6. Per non parlare del Regno Unito che alla House of Commons ne comprende addirittura quattordici e della Spagna che ne conta 6 al Senato e 9 al Congresso dei deputati.
Il confronto internazionale è stato messo a punto dall’Ufficio studi del Senato prima della crisi di governo, quando tra i due poli si allacciava il confronto sulla riforma dei regolamenti che avrebbe dovuto garantire la corrispondenza dei gruppi alle liste elettorali e il freno alla proliferazione delle formazioni in Parlamento. Un esito a questo punto già centrato dal risultato elettorale.
Secondo l’analisi di Palazzo Madama l’Italia fa parte di quel drappello di Paesi europei dove i gruppi parlamentari sono oggetto di una regolamentazione molto soft, riferita solo alla loro consistenza minima: il sistema mira a evitare la presenza di gruppi piccoli ma non si preoccupa della corrispondenza tra i partiti della competizione elettorale e le rappresentanze parlamentari. Allo stesso principio si ispirano i regolamenti francesi e quelli polacchi: per costituire un gruppo è sufficiente un numero minimo di parlamentari e «l’affinità politica» dei suoi componenti. Ma sia in Francia che in Polonia la corrispondenza tra forze politiche elettorali e gruppi si realizza nei fatti anche a prescindere dalla regolamentazione: pur in presenza di norme che consentono con ampiezza la costituzione di gruppi, l’Assemblée francese di 577 membri ne possiede quattro così come il Sejm polacco di 460 membri. La nostra Camera si avvia a costituirne solo uno in più.
Nella maggior parte dei parlamenti europei è invece presente una disciplina dei gruppi che lega la loro costituzione ai partiti politici e agli schieramenti elettorali che hanno dato vita alle Camere. È questo il caso del Senato belga in cui gli eletti possono organizzarsi in gruppi solo secondo le liste nelle quali sono stati eletti. In questo Paese non esiste un gruppo misto: i senatori possono non aderire ad alcun gruppo o lasciare quello a cui appartengono ma non hanno la possibilità di aderire a un altro gruppo. Anche in Austria la formazione di un gruppo è legata intrinsecamente al partito politico rispettivo. E chi intende formare un nuovo gruppo può farlo solo a patto di ricevere il consenso del Consiglio nazionale. Risultato: i gruppi sono cinque ed erano addirittura tre fino al 1983. Quanto al Bundestag tedesco, il regolamento prevede che ogni gruppo superi la soglia del 5% dei componenti: il tetto minimo dei componenti è dunque molto più alto che in Italia e raggiunge oggi i 31 seggi (il numero dei parlamentari è variabile, attualmente i seggi sono 613). Anche in Germania nella prassi parlamentare l’appartenenza a un partito comporta di norma l’appartenenza al gruppo politico corrispondente. Anche se non esiste alcuna disposizione giuridicamente vincolante che lo preveda. Fa caso a sé, infine, il Regno Unito: nel Paese in cui i gruppi parlamentari hanno preceduto la nascita dei moderni partiti, non esiste alcuna regolamentazione. Non è previsto neppure un numero minimo di componenti anche se normalmente si parla di “gruppo-partito” al di sopra dei due membri. E forse non sarà un caso che alla House of Commons si raggiunga il numero massimo di gruppi: quattordici. Più che a Montecitorio nella scorsa legislatura. Davvero un record.
4 Maggio 2008

Una nuova nascita 21 Febbraio , 2008

Posted by Spindoctor in Politics.
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Nel giorno del mio compleanno ho il piacere di annunciare la nascita di un nuovo blog: www.polix.it

Spindoctor rimarrà il mio blog personale contenente articoli ed analisi scritti da me, qualche segnalazione di analisi e campagne in giro per il mondo, oltre alle informazioni per i miei studenti a Milano e Firenze.

Polix invece diventerà un blog ed un network di giovani ricercatori ed analisti politici: troverete analisi e commenti sulla politica e sulle strategie per il consenso, ci sarà spazio per il contributo di studenti e appassionati alle tematiche della comunicazione politica e dello “spin”.

Campagna permanente 6 Febbraio , 2008

Posted by Spindoctor in Politics.
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Camere sciolte. Parte la nuova campagna elettorale.

Che tipo di campagna sarà?

IL PD E IL GELO DEL NORD 23 Ottobre , 2007

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di Giuseppe De Rita (da www.corriere.it)

Cosa fatta per il Partito democratico, si può andare a capo. Occorre quindi guardare al futuro, ai problemi su cui il nuovo partito dovrà misurarsi e su cui sarà via via valutato; in particolare occorre guardare a due sfide delicate e complesse: quella del mondo giovanile e quella sul Nord Italia. Chi era andato ai seggi elettorali per un controllo visivo, aveva avuto la sensazione che in fila ci fosse in maggioranza gente matura d’ anni. Nei giorni successivi ce ne hanno dato conferma dati più precisi: pur se di sondaggio solo il 19% dei votanti è sotto i 34 anni, mentre la metà di essi va oltre i 54 anni. È troppo presto per sollevare il dubbio che il Pd sia un partito di anziani, che vi si riconoscono in quanto forza di riformismo serio e pacato, lontano da tentazioni estremistiche. Ma non è troppo presto per riflettere sul pericolo di precoce senilità di un partito appena nato. Si tratta di una riflessione urgente, perché il mondo giovanile rappresenta un oscuro contenitore: può essere un invaso di tensioni anche gravi e dure, per le venature di violenza che animano spesso il suo disagio; può essere un invaso di inerte poltiglia adolescenziale, dove ci si esalta solo su saltuarie tentazioni esperienziali. Quel che è certo è che i giovani sono oggi una realtà antropologicamente ambigua e sfuggente. Non sappiamo come essa si manifesterà in pubblico, se in disimpegno ludico di massa; o in violenza erratica variamente calibrata; o in esiti di esternalizzazione in piazza; o in una faticosa maturazione nel volontariato sociale o politico. Qualcuno deve però proporre loro un’ offerta sociopolitica, ma non ci sono oggi, nella cultura politica, molte idee e molti messaggi capaci di mobilitazione, solo che si pensi al Pd, dove le offerte erano certamente tante e differenziate (dalla tradizione cattolica al kennedismo) ma il fatto che solo un elettore su cinque sia stato giovane la dice lunga sulla scarsa propensione a recepirle. Lo stesso tipo di riflessione va tentato sulla seconda sfida che aspetta il Pd, quella del Nord. I dati sono sconcertanti: il nuovo partito risulta fortissimo nell’ attirare gli elettori del Sud, con punte forse inaspettate per quel che riguarda la Campania (438 mila votanti), la Puglia (247 mila), la Calabria (208 mila) e la Sicilia (183 mila); risulta forte nelle regioni ad antico modello comunista (Toscana, Emilia, Umbria); e risulta invece molto flebile nelle regioni del Nord: dal Piemonte (dove ha votato praticamente un terzo dei votanti campani); al Veneto (dove hanno votato due terzi delle persone che hanno votato in Puglia); alla Liguria (dove gli elettori sono stati un terzo di quelli calabresi); e alla stessa Lombardia dove hanno votato 100 mila elettori in meno che in Campania. Queste constatazioni non bastano per affermare che al Nord il Pd rischia la poca consistenza. Ma bastano per segnalare che al Pd serve una strategia, perché l’ ormai annosa «questione settentrionale» non diventi un problema per un partito che, nascendo adesso, ha bisogno di sfondare nelle realtà locali a più forte vitalità economica. Si potrà dire che, contrariamente a quanto avviene nel mondo giovanile, la questione settentrionale ha già superato la fase delle ambigue dinamiche antropologiche, di disagio non ancora focalizzato in esplicite opinioni politiche. Ma proprio questa focalizzazione rende l’ elettorato del Nord meno permeabile a messaggi di nuova politica: non è forse un caso che i votanti settentrionali alle primarie siano stati solo il 24% del totale; ed ancor più che quel 24% scenda al 22% nel voto a Veltroni, candidato-messaggio per eccellenza. Ci sarà molto da fare in Padania. Forse il Pd è cosa fatta ma imperfetta o almeno incompiuta.
De Rita Giuseppe