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Germania: l’evoluzione centrista dei verdi 27 Settembre , 2009

Posted by Spindoctor in Green Politics, Political Marketing, Political strategies.
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L’ evoluzione «centrista» dei Verdi Un partito che piace ai borghesi

– La strada di Joschka Fischer da tassista a ministro degli Esteri e ora a consulente della Bmw (l’ annuncio è di quattro giorni fa) è lunga ma non tortuosa come si potrebbe pensare. L’ esponente più conosciuto nella storia dei Verdi è semplicemente il testimonial dell’ evoluzione della Germania, sempre più attenta ai temi ambientali, e dell’ evoluzione del suo partito d’ origine, non più movimento di protesta e nemmeno troppo di sinistra. È che la società tedesca tende al verde, comprese le grandi case automobilistiche, e i Verdi alla normalizzazione (…) D’ altra parte, Cdu e Verdi sono già assieme al governo di città importanti come Amburgo e Francoforte e lo sono stati a Colonia. I Grünen partito di centro? Qualche volta è già così. In questi giorni, per esempio, in Germania si parla molto di Bad Homburg, non lontano da Francoforte, un tempo residenza estiva del Kaiser Guglielmo II, oggi stazione termale e casa della famiglia Quandt, proprietaria della Bmw. Cittadina ricca di tradizione conservatrice. Qui, è appena stato eletto un sindaco verde, Michael Korwisi: segno di come il partito non spaventi più gli elettori benestanti. Casi simili si sono verificati in altre città dell’ Assia ma anche in Baviera e Baden-Württemberg, zone forti dell’ economia e della finanza tedesche. C’ è un po’ di snobismo radical-chic, forse, in questo voto. Ma c’ è soprattutto il desiderio della borghesia tedesca di garantirsi un ambiente piacevole e dei Verdi di non fare più la faccia feroce e rivoluzionaria. La tendenza è per ora più evidente al livello locale, soprattutto perché le tasse rimangono un cuneo tra Grünen e ricchi. «Nella politica locale, che non ha un impatto sulle tasse – ha commentato un editoriale del settimanale Die Zeit – i ricchi votano i Grünen probabilmente per dimostrare a se stessi quanto sono aperti e tolleranti. Votare per un sindaco Verde è un po’ come avere una Toyota ibrida come terza auto». In realtà, il fenomeno non è solo locale: i poveri sono in generale restii a votare i Grünen, i quali, se non fosse per un elettorato senza problemi economici, raccoglierebbero meno consensi. Mentre, per dire, a livello nazionale i sondaggi li danno all’ 11%, nei Länder dell’ Est, decisamente meno ricchi, arrivano solo al sette per cento. I problemi politici e programmatici sarebbero molti, a cominciare dal nucleare, ma alla signora Merkel probabilmente non spiacerebbe portarsi i Verdi al governo. E inchiodarli al centro. Lontani dalla Spd. Un passo che nemmeno Joschka Fischer ha ancora fatto.
Tratto da www.corriere.it
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Quella fretta e l’ esposizione mediatica: un boomerang 25 Luglio , 2009

Posted by Spindoctor in Political strategies, Public Affairs & Lobbying.
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di Aldo Grasso (Corriere della Sera, 24 luglio 2009, p.5)

Il calo di popolarità registrato quasi a sorpresa dal presidente Barack Obama pone un vecchio problema teorico. Nonostante il suo indubbio carisma, la sua presenza scenica, la confidenza con i media, l’ indice di approvazione del presidente è infatti calato al 55% dopo i primi sei mesi alla Casa Bianca, un dato superiore a quello di Bill Clinton nello stesso periodo ma uguale a quello di George W. Bush. Secondo un sondaggio dell’ Associated Press-Gfk, c’ è l’ impressione che Obama voglia fare troppe cose tutte insieme e con eccessiva fretta. Crescono così i dubbi sugli effettivi risultati che riuscirà a ottenere. Il problema è dunque questo: conta di più l’ immagine che un leader riesce a crearsi o contano di più i fatti concreti? Secondo l’ autorevole sito Politico.com, l’ immagine di Obama si starebbe appannando. Colpa della sua massiccia presenza sui media, a poche ore dall’ ennesima conferenza stampa tv in prima serata, la quarta in sei mesi; tante quante ne fece il suo predecessore George W. Bush nel corso però dei suoi otto anni passati alla Casa Bianca. È vero che Bush aveva seri problemi a parlare in pubblico (ogni sua apparizione era una manna per i talk comici) ma da cosa dipende questa sovraesposizione di Obama? Da due fattori: uno è contingente ed è legato alla politica dell’ Amministrazione; l’ altro invece riguarda la complessa e autonoma vita dei media. Da settimane va in onda uno spot, curato dal suo staff, dal titolo «Health Care, It’ s Time», è il momento per la riforma, in cui una serie di americani senza copertura sanitaria raccontano la loro storia drammatica e chiedono al Congresso di fare presto. Obama ha contro le potenti lobby delle assicurazioni, dei medici e di quanti vivono sulla sanità a pagamento, appoggiate dai repubblicani. La fretta con cui il presidente vuole ottenere l’ approvazione del Congresso può essere una cattiva consigliera. Obama sta sopravvalutando la sua indubbia fascinazione mediatica e rischia di produrre un «effetto perverso»: il troppo stroppia, l’ overdose si ritorce contro e annulla l’ efficacia del messaggio. Ma ormai l’ icona di Obama vive anche di vita propria, non è più controllabile dal diretto interessato una volta che entra nel circuito globale dei media, da quelli più tradizionali come la tv a quelli più recenti della Rete. Fox News, per esempio, lo massacra ogni giorno, senza alcun riguardo. Certo, se la riforma passa (e qui torniamo al problema teorico posto all’ inizio) significa che la protezione sanitaria verrà estesa a 47 milioni di americani che ne sono privi e l’ immagine di Obama splenderà di luce nuova (potrebbe persino concedersi delle marachelle, pur nei limiti del puritanesimo americano). Al contrario, la caduta sarà libera.

ConSenso 24 Settembre , 2007

Posted by Spindoctor in Marco Cacciotto, Political Consulting, Political Marketing, Political strategies, Strategia.
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Ecco un elenco dei miei primi 20 articoli di analisi per Affari Italiani:

Per leggerli: http://canali.libero.it/affaritaliani/rubriche/consenso/default.html

29.06.2007
Anche Obama si affida agli spot televisivi
21.06.2007
Il Pd si ispiri agli Stati Uniti
15.06.2007
Pd e Royal, insieme al bivio
07.06.2007
Quando le elezioni sono osé
31.05.2007
Silvio: sta no cui man in man
24.05.2007
Politica sull’orlo del precipizio
17.05.2007
Politici sveglia! La tv è cambiata
10.05.2007
Sinistra, una pallottola spuntata
04.05.2007
Amministrative, vittoria in volata
26.04.2007
Ipocrisia alt: vince chi ha i soldi
20.04.2007
Parigi-Roma, asse della sfiducia
04.04.2007
Cari trentenni scendete in piazza per le vostre pensioni
28.03.2007
Negli Stati Uniti i valori stanno cambiando: il vento soffia verso i democratici
21.03.2007
Quando il look è un autogol
16.03.2007
Usa, e i candidati fanno lo strip-tease
07.03.2007
La proposta: politici in pensione oltre i 60
03.03.2007
Il gioco delle coppie: Prodi-Berlusconi, Fini-Veltroni…
21.02.2007
Presidenziali Francia/ La Royal? Né carne, né pesce…
14.02.2007
Partito democratico: il rischio di nascere già vecchio
07.02.2007
Tre piani nella strategia di Casini

La strategia di Casini 7 Febbraio , 2007

Posted by Spindoctor in Marco Cacciotto, Political strategies.
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Su Affari Italiani una mia analisi sulla strategia di Casini:

http://canali.libero.it/affaritaliani/rubriche/consenso/analisstrategiacasini0702.html

Un paese che ricorda l’Italia (di Paolo Natale) 14 Novembre , 2006

Posted by Spindoctor in Elections, Political Marketing, Political strategies, Politics.
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Pubblico l’analisi di Paolo Natale apparsa su Europa (www.europaquotidiano.it) che mette a confronto Italia e Stati Uniti…

È tempo di elezioni intermedie. Negli Stati Uniti ma anche nel piccolo Molise. Gli elettori cominciano di nuovo a prendere la parola per stabilire se chi ha governato l’ha fatto in maniera soddisfacente oppure non è più degno di fiducia. E lo fanno in maniera che a volte ci sorprende, destabilizzando alcune certezze che si erano sedimentate nella mente degli analisti, come già in parte era accaduto nelle ultime consultazioni a carattere nazionale o locale. Ma sottolineando anche importanti parallelismi tra le elezioni che si svolgono in numerose democrazie occidentali.
Iniziamo con le sorprese, che provengono in particolare nel rinnovo del governo locale molisano.
La vittoria del centrodestra, pur se minimizzata da alcuni esponenti politici di centrosinistra, non può non essere considerata come una prima prova del livello di soddisfazione dei cittadini (anche) nei confronti del governo centrale. Certo, Iorio era il presidente uscente e godeva di un vantaggio competitivo rilevante; è stato dunque rieletto, probabilmente, grazie alla buona performance degli ultimi anni. Ma l’effetto band-wagon che ci si sarebbe aspettati se l’esecutivo nazionale avesse goduto di maggior appeal, come è capitato in numerose elezioni tenutesi durante periodi di luna di miele, non ha in questo caso avuto luogo, penalizzando ancor di più il candidato dell’opposizione.
La sorpresa più grossa, che dovrebbe mettere in allarme la coalizione di centrosinistra, l’ha peraltro fornita il confronto tra i voti al candidato e quello alle liste: tradizionalmente è sempre stato l’elettorato dell’Unione a premiare maggiormente il voto unitario (quello per il candidato), rispetto a quello delle singole liste. In questo caso è capitato l’esatto contrario; il totale dei voti per le liste è risultato per il centrosinistra più elevato che quelle per Ruta. Il distacco a favore della Cdl è stato di 8 punti nel voto “maggioritario” e di soli 4 punti nel “proporzionale”.
Inoltre, l’astensionismo di lista è stato in questa occasione superiore nel centrosinistra che nel centrodestra.
Due fattori inediti, che non giocano a favore della antica tendenza unitaria dell’elettorato unionista.
Le elezioni intermedie americane sottolineano viceversa due elementi importanti. Il primo è quello che ribadisce la forte correlazione (verificatasi anche in Italia) tra giudizio sul governo centrale e voto locale. Il sensibile calo di fiducia in Bush (come in Italia per Prodi) si riflette in maniera sensibile anche sul voto per le amministrazioni e i candidati locali. La politicizzazione delle consultazioni anche di secondo livello o mid-term tendono sempre più a riflettere, rispecchiandolo, il clima di opinione generatosi a livello centrale. Salvo alcune importanti eccezioni, come quella di Schwarzenegger, il possibile buon governo locale si scontra con l’atteggiamento generale favorevole o sfavorevole ad un parte politica.
Il secondo elemento che permette il parallelismo tra Usa e Italia, ma comune a molte democrazie occidentali come la Germania, è la profonda spaccatura che separa – dal punto di vista elettorale – tutti i paesi. L’Italia a metà, l’Italia spezzata, per parafrasare due recenti titoli di saggi nostrani, si ripropone nella configurazione del parlamento americano, dove la situazione di camera e senato occorsa da noi viene riproposta oltreoceano: i rapporti di forza tra le due coalizioni principali riproducono esattamente quelle italiane.
Un senato diviso e una camera a più vasta maggioranza di centrosinistra, da noi grazie al premio di maggioranza, da loro grazie al passaggio di una manciata di distretti da destra a sinistra (27 su 435) e con vittorie a volte molto risicate, simili a quelle dei nostri collegi negli scorsi anni.
Nelle aree tradizionali roccaforti di questa o quella parte politica, cambia poco o nulla; nelle aree incerte, si vince o si perde per pochi voti, determinando possibili svolte nei governi nazionali. Nessuno riesce a proporre nuovi approcci che riescano a convincere del tutto gli elettori della parte avversa. Si sente sempre più il bisogno di una seria analisi e di un progetto che scavalchi le tradizionali fratture elettorali, capace di convincere stabilmente anche gli elettori avversari. Un progetto politico di ampio respiro che, anche in Italia, sembra latitare.