La strategia new media del Labour 6 Ottobre , 2009
Posted by Spindoctor in NeXt Politics, New Tech, UK elections 2010.add a comment
di Mark Hanson, a consultant to the British Labour Party on their web strategy (tratto da http://personaldemocracy.com)
Whilst here in the UK we are used to playing catch-up with our American cousins, things have ratcheted up several gears in the past two weeks. Firstly the purchase by Tory Billionaire, Michael Ashcroft , of the blog sites, ConservativeHome and PoliticsHome , for a mind-blowing £1.3 million and then today, the launch of the Tory organising site, MyConservatives.com.
As far as the incumbent Labour Party is concerned, the Tories are catching up on a journey Labour has been on for over 12 months , recognising that success is about the extent to which you can facilitate the members and supporters and help them organise around campaigns and specific areas of interest as well as what parties do centrally.
So what’s Labour been doing?
a) Producing the right collateral — Labour has maintained a steady flow of widgets and campaign tools e.g. the virtual phonebank – an idea borrowed from the Obama campaign
The new grassroots organising tool, membersnet, modelled on my.barackobama.com. It allows people to advertise campaign events to members and non-members which they can then sign up to; see which events their friends are attending; suggests campaign events they might like to attend on the basis of what their friends are attending AND, it also provides a forum through which individuals can set up their own campaigning group. There is already evidence that people are using it.
Then there are other tools such as Web Creator, Email Creator and Text Creator which enable local Party groups to send emails, create web pages and text supporters.
b) Involving the grassroots – the new media team has recognised that not all the experts work inside HQ and has increasingly consulted the blogosphere on campaign activity
c) Encouraging the politicians to engage – whether this be Ministers making themselves available to the public or party members through webchats, forum Q&As or Ministers and MPs interacting properly on Twitter, this is an important dividing line with the Tories – whereabouts in the new media sphere can you question the Tory politicians?
Examples include Yvette Cooper with personal finance communities on www.moneysupermarket.com and Douglas Alexander in a special members webchat during the local election campaign (which was actually an idea submitted by a blogger)
We now have a politician who actually ‘gets it’ i.e. Kerry McCarthy. Through a formalised new media campaign role she is building a bridge between MPs in parliament and the membership via new media
d) Labour was first to start inviting bloggers to press conferences, which caused a ripple of discontentment in the Tory blogosphere and bloggers are regularly briefed on party activities/strategy.
e) The strength of Labour-supporting groups in new media — There are many groups that are loosely affiliated with Labour and are really starting to innovate on the web.
GoFourth is a campaign group led by former Deputy Prime Minister, John Prescott, Labour’s Howard Dean, and it is a great case study of how to use new media to organise around specific issues and fundraising with tactics imported directly from the US
LeftFootForward, is a new fact-checking site from Will Straw, based on the best of the US blogosphere such as Media Matters, and Think Progress to essentially act as a bulwark against right-wing media bias. Then we have 38 Degrees, a newly-launched UK version of the celebrated US liberal site MoveOn.org
There are other, very interesting but informal groups springing up e.g. Northern Bloc – a group of Northern Labour supporting bloggers that group together to crowd-source and cross-promote stories.
The Ashcroft and MyConservatives announcements are essentially the Tories raising the stakes and demonstrating they can throw money at most things in order to win the election. But look more closely and there’s nothing new. The initiatives they’re adopting are strangely familiar. What’s more they still seem unable to throw themselves totally behind this newly adopted strategy: the Conservatives are still reluctant to put their politicians at the mercy of the public via social media and some of their recent new media investments have been criticised for their lack of returns.
The likely date of the General Election is eight months away but the campaign is well underway already. The degree to which either Party can master the ‘organise and engage’ formula will dictate who takes the keys to Number 10 Downing Street.
Narrazione e valori per i nuovi leader 28 Giugno , 2009
Posted by Spindoctor in Generation X, NeXt Politics, PD.add a comment
Dall’articolo di Curzio Maltese sul’evento al Lingotto organizzato dagli under 40 PD
“Quello che s’è capito dalla giornata del Lingotto è che in ogni caso esiste uno spazio largo per una terza candidatura, e magari per una quarta e quinta. Spazio mediatico, politico, di consensi popolari e di argomenti. Perfino uno spazio biografico. Le biografie di Franceschini e Bersani sono quelle di uomini di partito. Ottimi uomini di partito, bravissimi organizzatori. Ma i leader di questa epoca non sono mai uomini di partito e basta. Sono narratori. E la prima cosa che raccontano agli elettori è la propria vita. Sul mercato della comunicazione, le vite dei funzionari di partito oggi non interessano né a destra né a sinistra.
Personaggi come il medico Ignazio Marino, l’avvocato Debora Serracchiani, il giovane economista Marco Simoni o il professore di filosofia Giuseppe Civati, per citare alcuni possibili candidati della “terza via”, sono tutti più seducenti per i media. Esiste poi uno spazio di argomenti politici. Altrimenti detti: valori. Lo scontro fra Franceschini e Bersani si giocherà molto sul tema delle future alleanze del Pd, che non scalda moltissimo i cuori. Molto meno di valori che si possono scrivere con la maiuscola, come la Laicità, i Diritti Civili, la Solidarietà, la Giustizia. Temi sui quali la platea del Lingotto si è spellata le mani, da chiunque fossero evocati, da Chiamparino come da Serracchiani, nelle brevi ma appassionate arringhe di Pippo Civati, Sandro Gozi, Paola Concia, Francesco Boccia e altri. Insomma lo spazio c’è e siccome in politica il vuoto non esiste, prima o poi uno di questi andrà ad occuparlo.
La generazione X al potere 8 Novembre , 2008
Posted by Spindoctor in Generation X, NeXt Politics, USA 2008 Presidentials.1 comment so far
Con Obama la torcia passa ad una nuova generazione: dai baby boomers alla generazione X. E da noi quando potrà accadere un 40enne al potere?
Da Repubblica di sabato 8 novembre p.12:
C’è un video che circola ancora su YouTube. E’ la notte del 4 novembre, davanti alla Casa Bianca, la notte di Obama. Un gruppo di giovani, molti con il cappuccio della felpa sulla testa, scandisce la musica che stanno cantando, con il pugno mezzo levato, nel segno che fu delle «Pantere nere». Alzate l’ audio e cosa cantano? «Stars and Stripes», l’ inno nazionale americano. Lo cantano, comunicando un senso di gioia e di appartenenza (…) La vittoria di Obama, fra le tante altre cose, è anche un passaggio di testimone fra generazioni. George W. Bush è del ‘46, come Bill Clinton. Al Gore è del ‘48. Le figure che hanno dominato l’ ultimo quindicennio sono nate nel pieno del baby boom postbellico. Obama è del 1961, fin troppo lontano per essere un fratello minore.
Chi ascolta i suoi discorsi non può non sentirci la musica del rap. Senza rotture, però. A tendere l’orecchio, infatti, quello che si sente è puro jazz. Gli ultimi quattro minuti del discorso della vittoria, nella notte di Chicago, sono una delle migliori e più semplici definizioni, con i tempi accentati dallo «yes, we can», dello swing. Del resto, con Obama, arriva al potere una generazione, assicurano i sociologi d’ occasione, di riconciliatori. La «Generazione X» – o forse da oggi è il caso di chiamarla Generazione O-, dal fortunato titolo del romanzo di un coetaneo di Obama, Douglas Coupland, dedicato ai nati fra il 1960 e il 1980, i giovani che sono entrati all’università con il «Mattino in America» di Reagan, hanno vissuto la fine della guerra fredda, l’ idealismo pragmatico di Clinton e si sono scontrati con le guerre ideologiche di Bush. I protagonisti di Coupland si fanno strada fra le convulsioni dei loro predecessori, il rovesciamento dei valori familiari, le esperienze di sesso e droga. Spesso frastornati, quasi sempre estranei. Ne è uscita una generazione, il cui principale obiettivo, dice Jeff Gordinier, autore di «Come gli X salveranno il mondo», è «gettare ponti fra persone che, normalmente, non sono d’ accordo». Una generazione stanca delle ideologie: anche se ne condivide gli ideali, difficilmente sentiremo Obama parlare di «terza via», come Clinton. Stanca anche della ragione ideologica, per cui esistono le soluzioni, prima dei problemi. «Il metodo X – sostiene l’ economista e demografo Neil Howe – è mettere tutto sul tavolo, esigere trasparenza, analizzare i dati e prendere decisioni in funzione di queste analisi». Ma anche gli strumenti dell’ analisi, del rapporto con il mondo, sono diversi. Il grande spartiacque fra le due generazioni, l’ imbuto in cui si è arenata la spinta propulsiva dei baby boomers è largamente antecedente all’ apparizione di Obama. E’ l’ esplosione di Internet. La Rete, i Blackberry, il tessuto delle e-mail è qualcosa a cui i ragazzi del dopoguerra si sono adattati, spesso con successo, in tutto il mondo. Ma non ci sono nati dentro, non sono abituati a pensare attraverso la Rete. Basta confrontare la campagna Internet di Obama con i goffi tentativi di imitazione di Hillary, un’ altra baby boomer. Obama, nel mondo, è il primo di una fila inevitabilmente destinata ad allungarsi. Ma, qui ed ora, questo conciliatore, più realista che idealista, per cui telefonino e pc sono protesi naturali, prima che strumenti, con chi troverà quella solidarietà e complicità generazionale, che esisteva, ad esempio, fra un sassofonista mancato e un chitarrista deluso, come Clinton e Blair? L’ unico altro componente della Generazione X al potere è Zapatero. Sarkozy è del 1955, Gordon Brown del ‘51, la Merkel del 1954, Putin del 1952: baby boomers fino in fondo. Anche se è facile vedere che qualcosa si sta già muovendo. Dimitri Medvedev, l’ erede di Putin è del ‘65, David Miliband, il rivale di Brown dentro il Labour è dello stesso anno. Il rivale ufficiale, alla testa dei conservatori, David Cameron, è del 1966. La Generazione X sta arrivando. Visto dall’ Italia, è uno spettacolo da far girare la testa. Il normale battito delle generazioni (Carter, Reagan e Bush primo, gli uomini della guerra, per 15 anni, poi Clinton e Bush secondo, i baby boomers, per altri 15, ora Obama) qui è fermo da tempo. Berlusconi, con i suoi 72 anni, e Bossi (68) sono solo il caso più vistoso della gerontocrazia nazionale: l’ Italia è il paese con la quota più alta di capi d’ azienda oltre i 65 anni. Siamo indietro esattamente di un ciclo: i baby boomers stanno ancora aspettando il loro turno. Veltroni e Casini (classe 1955), Fini (1952), Tremonti (1947). Ma il mancato ricambio politico è l’ effetto di un mancato ricambio sociale. Obama è il leader di un paese giovane, Berlusconi di un paese vecchio e invecchiato. Nel 2008, in Italia, solo il 22 per cento dei votanti aveva meno di 30 anni. Il 26 per cento più di 65. Negli Usa, gli under 30, martedì scorso, sono stati il 18 per cento. Gli over 65, il 16 per cento. I dati elettorali, però, non dicono tutto di un paese in cui i giovani spingono per farsi largo nella società e di un paese in cui rischiano di non avere neanche la massa critica. In America, il 27 per cento degli adulti ha meno di 34 anni, in Italia solo il 18 per cento ne ha meno di 30. Gli over 65 in Italia sono il 24 per cento. Negli Usa superano appena il 16 per cento della popolazione adulta.