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La nuova lingua del potere 12 Ottobre , 2008

Posted by Spindoctor in Politica e Format.
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LA DISTRUZIONE del linguaggio è la premessa di ogni futura distruzione. Se si ricorda il presagio di Karl Kraus, è indispensabile esaminare nei suoi esiti più radicali la semplificazione del discorso pubblico del governo che appare così vincente e convincente da far sostenere a Edmondo Berselli che “la democrazia contemporanea è più vicina a un format che a un complesso strutturato di regole”; a Michele Serra che “la sinistra” deve darsi da fare, lungo questa strada semplificatoria, per sopravvivere nell’èra del “pensiero sbrigativo”; a Marino Niola che “ridotta a format, l’offerta politica contemporanea fa riaffiorare mitologie che appartengono agli strati più remoti della rappresentazione del potere”.

Sono riflessioni che hanno il merito di scomporre il paradigma berlusconiano, i suoi gesti, comportamenti e modalità (cinque in condotta in luogo della riforma della scuola e della didattica; fannulloni in luogo di un più moderno disegno di pubblica amministrazione).

Credo tuttavia che il ragionamento sarebbe monco se non ci chiedessimo anche che cosa cova quella diluizione superficiale del linguaggio. A mio avviso, questo può, deve essere l’altro focus della discussione: quale pensiero, potere e democrazia annuncia quell’alienazione della parola che, colonizzati dalla cultura televisiva, diciamo format? Quella lingua, che non riconosce alcuno statuto alla realtà, che riduce drasticamente ogni complessità (anche lessicale), è soltanto una mera tecnica di consenso o custodisce di più: una strategia e addirittura un destino politico?

Temo che l’entusiasmo per le magie del marketing politico trascuri pericolosamente l’”Ospite Indesiderato” che, nascosto nel format, bussa alla porta della nostra democrazia.

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Il mondo facile della politica format 24 Settembre , 2008

Posted by Spindoctor in Politica e Format.
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di MICHELE SERRA

La campagna per il ritorno alla maestra unica, al di là dei propositi contingenti di “risparmio”, aiuta a riflettere in maniera esemplare sulle ragioni profonde delle fortune politiche della destra di governo, e sulle sue altrettanto profonde intenzioni strategiche. Sono intenzioni di semplificazione. Se la parola-totem della sinistra, da molti anni a questa parte, è “complessità”, a costo di far discendere da complesse analisi e complessi ragionamenti sbocchi politici oscuri e paralizzanti, comunque poco intelligibili dall’uomo della strada, quella della destra (vincente) è semplicità.

La pedagogia e la didattica, così come sono andate evolvendosi nell’ultimo mezzo secolo, sono avvertite come discipline “di sinistra” non tanto e non solo per il tentativo di sostituire alla semplificazione autoritaria orientamenti più aperti, e a rischio di permissivismo “sessantottesco”. Sono considerate di sinistra perché complicano l’atteggiamento educativo, aggiungono scrupoli culturali ed esitazioni psicologiche, si avvitano attorno alla collosa (e odiatissima) materia della correttezza politica, esprimono un’idea di società iper-garantita e per ciò stesso di ardua gestione, e in buona sostanza attentano al desiderio di tranquillità e di certezze di un corpo sociale disorientato e ansioso, pronto ad applaudire con convinzione qualunque demiurgo, anche settoriale, armato di scure.

In questo senso la proposta Gelmini è quasi geniale.

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La seduzione al potere 24 Settembre , 2008

Posted by Spindoctor in Politica e Format.
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LA DISCUSSIONE
La seduzione al potere
di MARINO NIOLA

E se la democrazia contemporanea fosse un’inedita combinazione di seduzione e politica, di potere e corpo? Ingredienti antichi che la civiltà dell’immagine spara all’ennesima potenza? Potrebbe essere un’ulteriore risposta alla domanda posta, su questo giornale, da Edmondo Berselli sulle radici antropologiche del consenso che premia il format politico di Silvio Berlusconi.

In realtà, proprio perché ridotta a format, l’offerta politica contemporanea fa riaffiorare arcaismi, simbolismi, mitologie che appartengono agli strati più remoti della rappresentazione del potere. Quelli che chiamano in causa le sue forme elementari: dall’aspetto fisico alla forza alla bellezza. Ovviamente tradotte e amplificate dalla potenza della comunicazione che trasforma i corpi in carne e ossa in figure immateriali, in icone mediatiche, in multipli elettronici ad altissima definizione.

Il berlusconismo incarna appieno questo modello di azione e di comunicazione politiche fatto di continui lanci che usano un advertising estremamente complesso per produrre messaggi estremamente semplici. O meglio semplificati. E proprio per questo ancor più seducenti. Proprio come quegli spot pubblicitari che persuadono con la bellezza delle immagini e con il richiamo quasi archetipico di certi simboli, forme, colori. Facendo quasi dimenticare le caratteristiche del prodotto, spostando l’attenzione dagli oggetti ai soggetti della comunicazione, dalla commedia agli attori. Non è un caso che la strategia politica del Cavaliere sia sempre stata centrata sulla capacità di piacere, di affabulare, di attrarre, di fare simpatia. E soprattutto sull’esibizione del corpo come strumento di persuasione: il suo corpo e quello degli altri. Dai figli ai nipotini, dagli atleti alle bellezze della galassia televisiva che hanno contribuito a costruire il suo profilo di leader. Che diventano manifestazioni di un unico potere capace di assumere i volti e le sembianze più diversi. Così le sue creature politiche sono in realtà i volti giovani e belli di un’immagine che si rigenera. Un lifting simbolico che ha nell’appeal l’arma principale della sua persuasione. Lo strumento di una seduzione a trecentosessanta gradi, che fa del desiderio il vero basic istinct della politica, il primo motore degli interessi e delle passioni. Così l’istanza estetica prende surrettiziamente il posto di quella etica. Mentre le immagini e le parole prevalgono sui fatti. È l’apoteosi della seduzione nel senso vero della parola latina seducere. Che non significa tanto e solo attrarre quanto distrarre, sviare, far pensare ad altro.

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Quando la politica diventa un format 18 Settembre , 2008

Posted by Spindoctor in Politica e Format.
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Alcuni ministri hanno imposto un modello comunicativo che divide il paese in due
Il maestro è Berlusconi. Ma il metodo è stato messo a punto da Brunetta

di EDMONDO BERSELLI

E SE LA DEMOCRAZIA contemporanea fosse più vicina a un format che a un complesso strutturato di regole? Nella politica come gioco mediatico, le percentuali di gradimento per il governo schizzano in alto. L’audience appare soddisfatta. Eppure qualcuno dovrà pur chiedersi quali sono le ragioni del consenso che sta accompagnando Silvio Berlusconi.

Dati addirittura “imbarazzanti”, ha confessato il premier reprimendo un brivido di piacere di fronte a quel 60 per cento di favorevoli che campeggia nei sondaggi.

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