jump to navigation

Lo stile della signora Merkel e della politica tedesca 18 Ottobre , 2009

Posted by Spindoctor in Media, Political leaders.
add a comment

di Claudio Magris (tratto da Il Corriere della Sera, 12 ottobre 2009, p.12)

(…) Ma la Germania ha dato soprattutto una lezione di stile. Nella coalizione del governo uscente, ha prevalso una sostanziale lealtà fra le varie componenti, ignota in Italia. I socialdemocratici non si sono sognati di boicottare il governo di cui facevano parte per indebolire il leader, mentre in Italia le pugnalate più letali e traditrici vengono inferte all’ interno delle coalizioni di governo, fra i partiti che lo costituiscono. Inoltre – e questa è forse la lezione più grande – Angela Merkel ha dimostrato che si può governare e vincere le elezioni continuando a far politica in modo serio e corretto, a differenza di quanto avviene in Italia e sta iniziando ad avvenire pure in Francia e in Spagna. Non è detto, grazie a Dio, che la politica debba essere pop. Anche Angela Merkel, ovviamente, va in televisione e immagino si compiaccia di una buona audience, ma sa che l’ audience è un metro del successo e non, come credono altri, il successo. Per distrarsi, la sera guarderà anche lei programmi scacciapensieri, ma sa bene che la politica e l’ isola dei famosi sono due cose diverse. Non si sottrae a qualche dibattito televisivo, ma, a differenza che da noi, non lo sopravvaluta e sa bene che la politica si fa veramente altrove e non in una o in un’ altra trasmissione, ancorché stimolante e ben condotta. Allo stesso modo, in Germania i quiz televisivi e gli ex coniugi che discutono in tv le loro magagne, i loro odi viperini e le loro lacrimevoli riconciliazioni non occupano certo in analoga misura, con le loro noiose scemenze, lo schermo. Angela Merkel vive in (e governa) un Paese in cui si fanno ovviamente, come ovunque, costosi fumettoni cinematografici, utili a far passare un paio d’ ore della vita senza pensare a come essa sia così spesso invivibile. Ma ad esempio un ipotetico polpettone sui Nibelunghi non obbligherebbe, come il nostro Barbarossa, i leader politici a sorbirselo anche se non ne hanno voglia, come è toccato a Berlusconi e a Bossi, che magari quella sera avrebbero volentieri fatto altre cose. Di Angela Merkel si conosce lo stato civile, ma non si sa niente di speciale sulla sua vita privata, come è giusto, e lei non si sogna di esibirla e tantomeno di farne uno strumento di propaganda politica, come Berlusconi e anche Sarkozy, il cui divorzio e il cui successivo ultimo matrimonio sono stati orchestrati come una campagna elettorale. In Germania la politica non trascura l’ immagine, ma mantiene in qualche modo il senso della differenza tra la realtà o la politica e l’ immagine, differenza che sembra svanita in Italia e comincia a confondersi pure in altri Paesi. Berlusconi è il maestro di una politica ridotta ad immagine e ad audience, sino al punto di rischiare di diventarne vittima approfittando tuttavia pure di questa immagine di vittima. Una differenza abissale tra lui e Angela Merkel – due esempi radicalmente opposti di fare politica – è che a quest’ ultima non verrebbe neppure in mente di cercare di boicottare la stampa che la critica, anche perché sa che in tal modo firmerebbe la propria condanna, così come non le verrebbe in mente di proclamarsi il più grande Cancelliere della storia tedesca, se non altro per non diventare un personaggio ridicolo. «La Germania che abbiamo amata», scriveva Croce alla fine della guerra, paragonandola malinconicamente all’ infame Germania nazista. Si può forse tornare a dire – con tutte le cautele, i distinguo, le critiche e le riserve del caso – «la Germania che amiamo»

Leggi tutto l’articolo

Scadimento del dibattito pubblico 20 Settembre , 2009

Posted by Spindoctor in Media.
add a comment

Le dichiarazioni di Brunetta confermano quanto detto da Obama alla Cbs riguardo alla cultura dell’informazione spettacolo che privilegia gli argomenti più estremi: “il modo più facile per avere 15 minuti di notorietà è essere volgare verso qualcuno”.
Di chi è la colpa: dei politici, dei loro consulenti o dei media?

Elezioni 2009: come si sono informati gli italiani secondo il Censis 10 Giugno , 2009

Posted by Spindoctor in Europee 2009, Media.
add a comment

I telegiornali restano determinanti per orientare il voto
Due terzi degli elettori si sono informati attraverso i Tg, il 30% ha seguito i programmi giornalistici di approfondimento in Tv, il 25% si è affidato alla carta stampata. E Internet resta al palo

Roma, 9 giugno 2009 – La televisione resta il principale mezzo utilizzato dagli italiani per formarsi un’opinione sull’offerta politica, solo un quarto degli elettori si è affidato ai giornali, uno su dieci per informarsi ha letto il materiale di propaganda dei partiti (volantini, manifesti, ecc.), mentre Internet rappresenta la fonte di informazione per una fetta ancora minoritaria del corpo elettorale, eccetto che tra i giovani.

Secondo un’indagine del Censis, durante la campagna elettorale per le elezioni europee il 69,3% degli elettori si è informato attraverso le notizie e i commenti trasmessi dai telegiornali per scegliere chi votare. I Tg restano il principale mezzo per orientare il voto soprattutto tra i meno istruiti (il dato sale, in questo caso, al 76%), i pensionati (78,7%) e le casalinghe (74,1%).

Al secondo posto, ancora la Tv, con i programmi giornalistici di approfondimento («Porta a porta», «Matrix», ecc.), a cui si è affidato il 30,6% degli elettori. Si tratta soprattutto delle persone più istruite (il dato sale, in questo caso, al 37%) e residenti nelle grandi città, con più di 100.000 abitanti (con quote che oscillano tra il 36% e il 40%), mentre i giovani risultano meno coinvolti da questo format televisivo (il 22,3% nella classe d’età 18-29 anni).

Al terzo posto si colloca la carta stampata: i giornali sono stati determinanti per il 25,4% degli elettori (il 34% tra i più istruiti, e il dato sale ad oltre un terzo degli elettori al Nordest e nelle grandi città, e raggiunge il 35% tra i lavoratori autonomi e i liberi professionisti).

I canali Tv «all news» sono stati seguiti dal 6,6% degli italiani prossimi al voto (soprattutto maschi, 9,3%, e più istruiti, 10,2%). Più di quanti si sono informati attraverso i programmi della radio (il 5,5%), il cui ascolto è apprezzato soprattutto da artigiani e commercianti, liberi professionisti e lavoratori autonomi (12,1%).

I rapporti non mediati, come il confronto con familiari e amici, resta fondamentale per il 19% degli elettori, in particolare per i più giovani (18-29 anni: 26%), residenti nel Mezzogiorno (22,2%) e nei centri urbani minori (città con 10.000-30.000 abitanti: 22,5%). Il materiale di propaganda dei partiti (volantini, manifesti, ecc.) è stato utilizzato dal 10,9% degli elettori, con una punta di attenzione al Nordest (17,4%). La partecipazione diretta alle manifestazioni pubbliche dei partiti rappresenta invece un canale preferenziale per una quota residuale di elettori (il 2,2%), che diminuisce ulteriormente tra i più giovani (18-29 anni: 0,7%).

Internet non sfonda nella comunicazione politica. Durante la campagna elettorale, per formarsi un’opinione solo il 2,3% degli italiani maggiorenni si è collegato ai siti web dei partiti per acquisire informazioni, e solo il 2,1% ha visitato blog, forum di discussione, gruppi di Facebook, ecc. Il dato aumenta solo tra gli studenti: il 7,5% si è collegato ai siti Internet dei partiti e il 5,9% ha navigato su altri siti web in cui si parla di politica.

Internet al secondo posto come fonte di informazione 26 Dicembre , 2008

Posted by Spindoctor in Media.
add a comment

L’ultima ricerca del Pew Research evidenzia la crescita del web come fonte di informazione (in particolare tra gli under 30).

The internet, which emerged this year as a leading source for campaign news, has now surpassed all other media except television as a main source for national and international news.
Currently, 40% say they get most of their news about national and international issues from the internet, up from just 24% in September 2007. For the first time in a Pew survey, more people say they rely mostly on the internet for news than cite newspapers (35%). Television continues to be cited most frequently as a main source for national and international news, at 70%.
For young people, however, the internet now rivals television as a main source of national and international news. Nearly six-in-ten Americans younger than 30 (59%) say they get most of their national and international news online; an identical percentage cites television. In September 2007, twice as many young people said they relied mostly on television for news than mentioned the internet (68% vs. 34%).

Leggi tutto

1066-1

La nuova lingua del potere 12 Ottobre , 2008

Posted by Spindoctor in Politica e Format.
add a comment

LA DISTRUZIONE del linguaggio è la premessa di ogni futura distruzione. Se si ricorda il presagio di Karl Kraus, è indispensabile esaminare nei suoi esiti più radicali la semplificazione del discorso pubblico del governo che appare così vincente e convincente da far sostenere a Edmondo Berselli che “la democrazia contemporanea è più vicina a un format che a un complesso strutturato di regole”; a Michele Serra che “la sinistra” deve darsi da fare, lungo questa strada semplificatoria, per sopravvivere nell’èra del “pensiero sbrigativo”; a Marino Niola che “ridotta a format, l’offerta politica contemporanea fa riaffiorare mitologie che appartengono agli strati più remoti della rappresentazione del potere”.

Sono riflessioni che hanno il merito di scomporre il paradigma berlusconiano, i suoi gesti, comportamenti e modalità (cinque in condotta in luogo della riforma della scuola e della didattica; fannulloni in luogo di un più moderno disegno di pubblica amministrazione).

Credo tuttavia che il ragionamento sarebbe monco se non ci chiedessimo anche che cosa cova quella diluizione superficiale del linguaggio. A mio avviso, questo può, deve essere l’altro focus della discussione: quale pensiero, potere e democrazia annuncia quell’alienazione della parola che, colonizzati dalla cultura televisiva, diciamo format? Quella lingua, che non riconosce alcuno statuto alla realtà, che riduce drasticamente ogni complessità (anche lessicale), è soltanto una mera tecnica di consenso o custodisce di più: una strategia e addirittura un destino politico?

Temo che l’entusiasmo per le magie del marketing politico trascuri pericolosamente l’”Ospite Indesiderato” che, nascosto nel format, bussa alla porta della nostra democrazia.

Per leggere tutto