jump to navigation

Alastair Campbell: worlds collide 6 giugno , 2012

Posted by Spindoctor in Leadership, Political Consulting, Strategia.
add a comment

10 Rules by Alaister Campbell for political strategies. I love especially the number 6: LBL Listen But Lead (instead of LAL, Listen And Lead)

Una nuova classe dirigente 16 novembre , 2011

Posted by Spindoctor in Books / Letture, Leadership, LinkedIn, Marco Cacciotto.
add a comment

Vi consiglio la lettura del nuovo libro di Floris che tratta una delle grandi emergenze del nostro Paese: il ricambio della classe dirigente. Cito solo una frase che spiega bene il titolo: “ho sempre pensato che una società civile ha la rappresentanza politica che si merita. Ora però sto iniziando a ricredermi: forse oggi ci ritroviamo con la classe dirigente che ci meritavamo un po’ di tempo fa. Noi siamo cambiati, il Paese è migliorato, ha studiato, ha vissuto, ha viaggiato, ha imparato molto. E non è giusto né naturale che la sua classe dirigente sia rimasta la stessa”. Inoltre mi troverete citato nel testo…

Il mio libro su La Repubblica 12 agosto , 2011

Posted by Spindoctor in Books / Letture, LinkedIn, Marco Cacciotto, Political leaders, Political Marketing.
add a comment

La Repubblica di oggi, pag. 42-43 “La vita breve dei leader”: copertina e citazione del mio libro

Leadership: dai muscoli all’empatia ecco l’evoluzione del capo 8 settembre , 2010

Posted by Spindoctor in Leadership.
add a comment

Gordon Brown ha grande int e l l i g e n z a analitica, ma zero intelligenza emozionale». Tony Blair spiega così, discutendo il libro di memorie in cui ha vuotato il sacco sulla loro conflittuale relazione, il fallimento del suo successore come primo ministro, l’ incapacità di Brown di connettere con la gente e apparire un vero leader. Di intelligenza emozionale, invece, lui ne aveva da vendere: anche i suoi detrattori concordano che raramente è apparso in politica un comunicatore come Blair. Ma cosa serve per fare il leader? Capi si nasce o si diventa? E perché certi di noi sembrano fatti fin da piccoli per dirigere e altri per seguire? Libri e studi dibattono attorno a questo tema, con una tesi che sarebbe piaciuta a Darwin: la leadership è una caratteristica innata dell’ uomo, perlomeno di certi uomini (e anche – almeno oggi, finalmente – di certe donne). Ha accompagnato l’ evoluzione della nostra specie, aiutandoci nella lotta per la sopravvivenza. E fornendoci pure dei campanelli d’ allarme per contrastare ed eventualmente rovesciare un leader, quando è la sua presenza, il suo modo di fare, che sembrano una minaccia alla nostra vita. È un cammino lungo milioni di anni, quello del leader, scrivono Mark van Vugt e Anjana Ahuja, docenti di psicologia dell’ università di Amsterdam, in Selected: why some people lead, why others follow and why it matters (“Selezionati: perché certe persone dirigono, perché altri seguono e perché è importante”).

Leggi tutto

Lo stile della signora Merkel e della politica tedesca 18 ottobre , 2009

Posted by Spindoctor in Media, Political leaders.
add a comment

di Claudio Magris (tratto da Il Corriere della Sera, 12 ottobre 2009, p.12)

(…) Ma la Germania ha dato soprattutto una lezione di stile. Nella coalizione del governo uscente, ha prevalso una sostanziale lealtà fra le varie componenti, ignota in Italia. I socialdemocratici non si sono sognati di boicottare il governo di cui facevano parte per indebolire il leader, mentre in Italia le pugnalate più letali e traditrici vengono inferte all’ interno delle coalizioni di governo, fra i partiti che lo costituiscono. Inoltre – e questa è forse la lezione più grande – Angela Merkel ha dimostrato che si può governare e vincere le elezioni continuando a far politica in modo serio e corretto, a differenza di quanto avviene in Italia e sta iniziando ad avvenire pure in Francia e in Spagna. Non è detto, grazie a Dio, che la politica debba essere pop. Anche Angela Merkel, ovviamente, va in televisione e immagino si compiaccia di una buona audience, ma sa che l’ audience è un metro del successo e non, come credono altri, il successo. Per distrarsi, la sera guarderà anche lei programmi scacciapensieri, ma sa bene che la politica e l’ isola dei famosi sono due cose diverse. Non si sottrae a qualche dibattito televisivo, ma, a differenza che da noi, non lo sopravvaluta e sa bene che la politica si fa veramente altrove e non in una o in un’ altra trasmissione, ancorché stimolante e ben condotta. Allo stesso modo, in Germania i quiz televisivi e gli ex coniugi che discutono in tv le loro magagne, i loro odi viperini e le loro lacrimevoli riconciliazioni non occupano certo in analoga misura, con le loro noiose scemenze, lo schermo. Angela Merkel vive in (e governa) un Paese in cui si fanno ovviamente, come ovunque, costosi fumettoni cinematografici, utili a far passare un paio d’ ore della vita senza pensare a come essa sia così spesso invivibile. Ma ad esempio un ipotetico polpettone sui Nibelunghi non obbligherebbe, come il nostro Barbarossa, i leader politici a sorbirselo anche se non ne hanno voglia, come è toccato a Berlusconi e a Bossi, che magari quella sera avrebbero volentieri fatto altre cose. Di Angela Merkel si conosce lo stato civile, ma non si sa niente di speciale sulla sua vita privata, come è giusto, e lei non si sogna di esibirla e tantomeno di farne uno strumento di propaganda politica, come Berlusconi e anche Sarkozy, il cui divorzio e il cui successivo ultimo matrimonio sono stati orchestrati come una campagna elettorale. In Germania la politica non trascura l’ immagine, ma mantiene in qualche modo il senso della differenza tra la realtà o la politica e l’ immagine, differenza che sembra svanita in Italia e comincia a confondersi pure in altri Paesi. Berlusconi è il maestro di una politica ridotta ad immagine e ad audience, sino al punto di rischiare di diventarne vittima approfittando tuttavia pure di questa immagine di vittima. Una differenza abissale tra lui e Angela Merkel – due esempi radicalmente opposti di fare politica – è che a quest’ ultima non verrebbe neppure in mente di cercare di boicottare la stampa che la critica, anche perché sa che in tal modo firmerebbe la propria condanna, così come non le verrebbe in mente di proclamarsi il più grande Cancelliere della storia tedesca, se non altro per non diventare un personaggio ridicolo. «La Germania che abbiamo amata», scriveva Croce alla fine della guerra, paragonandola malinconicamente all’ infame Germania nazista. Si può forse tornare a dire – con tutte le cautele, i distinguo, le critiche e le riserve del caso – «la Germania che amiamo»

Leggi tutto l’articolo

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 790 follower