Narrazione e valori per i nuovi leader 28 Giugno , 2009
Posted by Spindoctor in Generation X, NeXt Politics, PD.add a comment
Dall’articolo di Curzio Maltese sul’evento al Lingotto organizzato dagli under 40 PD
“Quello che s’è capito dalla giornata del Lingotto è che in ogni caso esiste uno spazio largo per una terza candidatura, e magari per una quarta e quinta. Spazio mediatico, politico, di consensi popolari e di argomenti. Perfino uno spazio biografico. Le biografie di Franceschini e Bersani sono quelle di uomini di partito. Ottimi uomini di partito, bravissimi organizzatori. Ma i leader di questa epoca non sono mai uomini di partito e basta. Sono narratori. E la prima cosa che raccontano agli elettori è la propria vita. Sul mercato della comunicazione, le vite dei funzionari di partito oggi non interessano né a destra né a sinistra.
Personaggi come il medico Ignazio Marino, l’avvocato Debora Serracchiani, il giovane economista Marco Simoni o il professore di filosofia Giuseppe Civati, per citare alcuni possibili candidati della “terza via”, sono tutti più seducenti per i media. Esiste poi uno spazio di argomenti politici. Altrimenti detti: valori. Lo scontro fra Franceschini e Bersani si giocherà molto sul tema delle future alleanze del Pd, che non scalda moltissimo i cuori. Molto meno di valori che si possono scrivere con la maiuscola, come la Laicità, i Diritti Civili, la Solidarietà, la Giustizia. Temi sui quali la platea del Lingotto si è spellata le mani, da chiunque fossero evocati, da Chiamparino come da Serracchiani, nelle brevi ma appassionate arringhe di Pippo Civati, Sandro Gozi, Paola Concia, Francesco Boccia e altri. Insomma lo spazio c’è e siccome in politica il vuoto non esiste, prima o poi uno di questi andrà ad occuparlo.
La generazione X al potere 8 Novembre , 2008
Posted by Spindoctor in Generation X, NeXt Politics, USA 2008 Presidentials.1 comment so far
Con Obama la torcia passa ad una nuova generazione: dai baby boomers alla generazione X. E da noi quando potrà accadere un 40enne al potere?
Da Repubblica di sabato 8 novembre p.12:
C’è un video che circola ancora su YouTube. E’ la notte del 4 novembre, davanti alla Casa Bianca, la notte di Obama. Un gruppo di giovani, molti con il cappuccio della felpa sulla testa, scandisce la musica che stanno cantando, con il pugno mezzo levato, nel segno che fu delle «Pantere nere». Alzate l’ audio e cosa cantano? «Stars and Stripes», l’ inno nazionale americano. Lo cantano, comunicando un senso di gioia e di appartenenza (…) La vittoria di Obama, fra le tante altre cose, è anche un passaggio di testimone fra generazioni. George W. Bush è del ‘46, come Bill Clinton. Al Gore è del ‘48. Le figure che hanno dominato l’ ultimo quindicennio sono nate nel pieno del baby boom postbellico. Obama è del 1961, fin troppo lontano per essere un fratello minore.
Chi ascolta i suoi discorsi non può non sentirci la musica del rap. Senza rotture, però. A tendere l’orecchio, infatti, quello che si sente è puro jazz. Gli ultimi quattro minuti del discorso della vittoria, nella notte di Chicago, sono una delle migliori e più semplici definizioni, con i tempi accentati dallo «yes, we can», dello swing. Del resto, con Obama, arriva al potere una generazione, assicurano i sociologi d’ occasione, di riconciliatori. La «Generazione X» – o forse da oggi è il caso di chiamarla Generazione O-, dal fortunato titolo del romanzo di un coetaneo di Obama, Douglas Coupland, dedicato ai nati fra il 1960 e il 1980, i giovani che sono entrati all’università con il «Mattino in America» di Reagan, hanno vissuto la fine della guerra fredda, l’ idealismo pragmatico di Clinton e si sono scontrati con le guerre ideologiche di Bush. I protagonisti di Coupland si fanno strada fra le convulsioni dei loro predecessori, il rovesciamento dei valori familiari, le esperienze di sesso e droga. Spesso frastornati, quasi sempre estranei. Ne è uscita una generazione, il cui principale obiettivo, dice Jeff Gordinier, autore di «Come gli X salveranno il mondo», è «gettare ponti fra persone che, normalmente, non sono d’ accordo». Una generazione stanca delle ideologie: anche se ne condivide gli ideali, difficilmente sentiremo Obama parlare di «terza via», come Clinton. Stanca anche della ragione ideologica, per cui esistono le soluzioni, prima dei problemi. «Il metodo X – sostiene l’ economista e demografo Neil Howe – è mettere tutto sul tavolo, esigere trasparenza, analizzare i dati e prendere decisioni in funzione di queste analisi». Ma anche gli strumenti dell’ analisi, del rapporto con il mondo, sono diversi. Il grande spartiacque fra le due generazioni, l’ imbuto in cui si è arenata la spinta propulsiva dei baby boomers è largamente antecedente all’ apparizione di Obama. E’ l’ esplosione di Internet. La Rete, i Blackberry, il tessuto delle e-mail è qualcosa a cui i ragazzi del dopoguerra si sono adattati, spesso con successo, in tutto il mondo. Ma non ci sono nati dentro, non sono abituati a pensare attraverso la Rete. Basta confrontare la campagna Internet di Obama con i goffi tentativi di imitazione di Hillary, un’ altra baby boomer. Obama, nel mondo, è il primo di una fila inevitabilmente destinata ad allungarsi. Ma, qui ed ora, questo conciliatore, più realista che idealista, per cui telefonino e pc sono protesi naturali, prima che strumenti, con chi troverà quella solidarietà e complicità generazionale, che esisteva, ad esempio, fra un sassofonista mancato e un chitarrista deluso, come Clinton e Blair? L’ unico altro componente della Generazione X al potere è Zapatero. Sarkozy è del 1955, Gordon Brown del ‘51, la Merkel del 1954, Putin del 1952: baby boomers fino in fondo. Anche se è facile vedere che qualcosa si sta già muovendo. Dimitri Medvedev, l’ erede di Putin è del ‘65, David Miliband, il rivale di Brown dentro il Labour è dello stesso anno. Il rivale ufficiale, alla testa dei conservatori, David Cameron, è del 1966. La Generazione X sta arrivando. Visto dall’ Italia, è uno spettacolo da far girare la testa. Il normale battito delle generazioni (Carter, Reagan e Bush primo, gli uomini della guerra, per 15 anni, poi Clinton e Bush secondo, i baby boomers, per altri 15, ora Obama) qui è fermo da tempo. Berlusconi, con i suoi 72 anni, e Bossi (68) sono solo il caso più vistoso della gerontocrazia nazionale: l’ Italia è il paese con la quota più alta di capi d’ azienda oltre i 65 anni. Siamo indietro esattamente di un ciclo: i baby boomers stanno ancora aspettando il loro turno. Veltroni e Casini (classe 1955), Fini (1952), Tremonti (1947). Ma il mancato ricambio politico è l’ effetto di un mancato ricambio sociale. Obama è il leader di un paese giovane, Berlusconi di un paese vecchio e invecchiato. Nel 2008, in Italia, solo il 22 per cento dei votanti aveva meno di 30 anni. Il 26 per cento più di 65. Negli Usa, gli under 30, martedì scorso, sono stati il 18 per cento. Gli over 65, il 16 per cento. I dati elettorali, però, non dicono tutto di un paese in cui i giovani spingono per farsi largo nella società e di un paese in cui rischiano di non avere neanche la massa critica. In America, il 27 per cento degli adulti ha meno di 34 anni, in Italia solo il 18 per cento ne ha meno di 30. Gli over 65 in Italia sono il 24 per cento. Negli Usa superano appena il 16 per cento della popolazione adulta.