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Il nuovo Parlamento: cinque gruppi, l’Italia la più virtuosa d’Europa 5 maggio , 2008

Posted by Spindoctor in Elezioni politiche 2008, Politics.
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Esempio negativo di proliferazione negativa dei partiti il nostro Parlamento è diventato improvvisamente un esempio virtuoso. Un interessante articolo di Mariolina Sesto, tratto da http://www.ilsole24ore.com, che compara il nostro Paese con altre realtà europee…

Da maglia nera a virtuosi d’Europa. L’effetto antiframmentazione uscito dalle urne ha allineato l’Italia ai principali Paesi Ue in quanto a numero di gruppi parlamentari. Di più: dopo il 13-14 aprile il nostro paese, che con 13 gruppi alla Camera e 10 al Senato guidava la classifica dei parlamenti con più formazioni politiche rappresentate, diventa quello con il minor numero di raggruppamenti: 4 al Senato e 5 alla Camera, tolto il gruppo misto. Meglio della Francia che ne annovera 6 al Senato e 4 all’Assemblea nazionale, del Bundestag tedesco che ne registra 6. Per non parlare del Regno Unito che alla House of Commons ne comprende addirittura quattordici e della Spagna che ne conta 6 al Senato e 9 al Congresso dei deputati.
Il confronto internazionale è stato messo a punto dall’Ufficio studi del Senato prima della crisi di governo, quando tra i due poli si allacciava il confronto sulla riforma dei regolamenti che avrebbe dovuto garantire la corrispondenza dei gruppi alle liste elettorali e il freno alla proliferazione delle formazioni in Parlamento. Un esito a questo punto già centrato dal risultato elettorale.
Secondo l’analisi di Palazzo Madama l’Italia fa parte di quel drappello di Paesi europei dove i gruppi parlamentari sono oggetto di una regolamentazione molto soft, riferita solo alla loro consistenza minima: il sistema mira a evitare la presenza di gruppi piccoli ma non si preoccupa della corrispondenza tra i partiti della competizione elettorale e le rappresentanze parlamentari. Allo stesso principio si ispirano i regolamenti francesi e quelli polacchi: per costituire un gruppo è sufficiente un numero minimo di parlamentari e «l’affinità politica» dei suoi componenti. Ma sia in Francia che in Polonia la corrispondenza tra forze politiche elettorali e gruppi si realizza nei fatti anche a prescindere dalla regolamentazione: pur in presenza di norme che consentono con ampiezza la costituzione di gruppi, l’Assemblée francese di 577 membri ne possiede quattro così come il Sejm polacco di 460 membri. La nostra Camera si avvia a costituirne solo uno in più.
Nella maggior parte dei parlamenti europei è invece presente una disciplina dei gruppi che lega la loro costituzione ai partiti politici e agli schieramenti elettorali che hanno dato vita alle Camere. È questo il caso del Senato belga in cui gli eletti possono organizzarsi in gruppi solo secondo le liste nelle quali sono stati eletti. In questo Paese non esiste un gruppo misto: i senatori possono non aderire ad alcun gruppo o lasciare quello a cui appartengono ma non hanno la possibilità di aderire a un altro gruppo. Anche in Austria la formazione di un gruppo è legata intrinsecamente al partito politico rispettivo. E chi intende formare un nuovo gruppo può farlo solo a patto di ricevere il consenso del Consiglio nazionale. Risultato: i gruppi sono cinque ed erano addirittura tre fino al 1983. Quanto al Bundestag tedesco, il regolamento prevede che ogni gruppo superi la soglia del 5% dei componenti: il tetto minimo dei componenti è dunque molto più alto che in Italia e raggiunge oggi i 31 seggi (il numero dei parlamentari è variabile, attualmente i seggi sono 613). Anche in Germania nella prassi parlamentare l’appartenenza a un partito comporta di norma l’appartenenza al gruppo politico corrispondente. Anche se non esiste alcuna disposizione giuridicamente vincolante che lo preveda. Fa caso a sé, infine, il Regno Unito: nel Paese in cui i gruppi parlamentari hanno preceduto la nascita dei moderni partiti, non esiste alcuna regolamentazione. Non è previsto neppure un numero minimo di componenti anche se normalmente si parla di “gruppo-partito” al di sopra dei due membri. E forse non sarà un caso che alla House of Commons si raggiunga il numero massimo di gruppi: quattordici. Più che a Montecitorio nella scorsa legislatura. Davvero un record.
4 Maggio 2008

Voto disgiunto e blocchi «mobili» novità in stile Usa nella sfida romana 29 aprile , 2008

Posted by Spindoctor in Analisi politiche, Elezioni politiche 2008.
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di RENATO MANNHEIMER
Gli esiti del voto per il Comune e per la Provincia di Roma hanno lasciato sorpresi molti osservatori. Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un risultato per molti versi inaspettato, specie per quel che riguarda la differenza tra il dato relativo al Comune e quello provinciale.
Si tratta di un voto che ha, ovviamente, un forte significato politico e conferma, da diversi punti di vista, alcune tendenze già emerse quindici giorni fa.
La vera novità del voto romano sta nelle opzioni disgiunte certamente manifestate da molti elettori. La Provincia ha riprodotto grossomodo l’esito precedente, mentre il Comune ha dato risultati di segno opposto sia rispetto alla Provincia sia al passato.
Qui sta, evidentemente, il significato politico maggiore, che potrà essere spiegato da analisi più sofisticate dei risultati: pare indubbio comunque che gli elettori abbiano voluto in qualche modo «punire» Rutelli e, al tempo stesso, Veltroni.
Ma, al di là delle indicazioni sugli orientamenti dell’elettorato, il risultato di Roma mostra, con la sua difformità, come siano divenute appannaggio dei votanti — e, in una certa misura, quasi pratica di massa — due tendenze sconosciute sino a qualche lustro fa: la mobilità tra blocchi e il voto disgiunto. Gli elettori hanno voluto esprimere, a torto o a ragione, la loro specifica opinione, al di là delle appartenenze di schieramento.
Un numero rilevante di votanti ha mostrato di essere sempre più slegato dai legami politici tradizionali e di voler scegliere in base a valutazioni maturate in relazione alla specifica elezione. Il fenomeno era già stato sottolineato proprio domenica scorsa su queste colonne poiché aveva in qualche misura caratterizzato anche le ultime Politiche.
Un libro sul comportamento elettorale americano di qualche anno fa, titolava
Voters begin to choose, per sottolineare la mobilità crescente negli Stati Uniti.
Forse è giunto il momento di scrivere un libro analogo anche per il nostro Paese.

Prime impressioni 14 aprile , 2008

Posted by Spindoctor in Elezioni politiche 2008.
11 comments

In questo momento il risultato che più mi colpisce è la debacle della Sinistra Arcobaleno. Che andasse male era evidenziato dai sondaggi, ma non fino a questo punto: attualmente non avrebbe alcun eletto (è sotto al quorum anche alla Camera). La Lega era in crescita, ma è questa l’altra grande sorpresa (se supera il 6.5 è un trionfo).

L’Udc va peggio del previsto, ma tiene e diventa la terza forza (in attesa di nuovo assetto politico e di una nuova legge elettorale).

Ho più volte definito la campagna del PD “per vincere domani”. Il risultato, guardando in particolare al Nord, indica che il cammino è ancora lungo.

And the winner is… 14 aprile , 2008

Posted by Spindoctor in Elezioni politiche 2008.
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Ore 13.43 – Manca poco più di un’ora alla diffusione degli exit poll e il telefono non ha smesso di squillare dalle 8 di stamattina. La legge mi impedisce di diffondere le mie previsioni finali, ma chi mi conosce bene (o ha rapporti di lavoro) le sa già.

Se venissero confermati i dati di ieri sera, vi sarà un calo del 4% nella partecipazione al voto.

Chi sarà penalizzato dal calo nell’affluenza? Tradizionalmente il centrosinistra è avvantaggiato da una bassa affluenza, ma mai come quest’anno gli incerti erano nel centrosinistra e a sinistra.

Una prima chiave di lettura è di andare a vedere in quali aree del paese cresce maggiormente l’astensionismo…

A più tardi

Dibattito 12 aprile , 2008

Posted by Spindoctor in Elezioni politiche 2008, Marco Cacciotto.
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Sei milioni di spettatori per il duello a distanza tra Veltroni e Berusconi. Si è persa una bella occasione di avere un duello in diretta tra i due principali contendenti.

Mi auguro che sia l’ultima volta che è un candidato possa sfuggire per vantaggio personale e che il dibattito finale diventi una tradizione anche nel nostro Paese.

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