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	<title>Commenti a: ConSenso &#8211; Il PD rischia di nascere già vecchio</title>
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	<description>Il blog di Marco Cacciotto - Politics not as usual</description>
	<lastBuildDate>Tue, 04 Aug 2009 09:38:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Antonio Lieto</title>
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		<dc:creator>Antonio Lieto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 12:28:25 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto con molta attenzione il suo articolo. Credo che uno dei principali problemi della politica italiana sia rappresentato dall&#039;utilizzo di categorie politiche e terminologiche vecchie e ormai prive di senso per molti cittadini/elettori. 
Intravedo in entrambi i fronti degli attuali schieramenti politici una sorta di &quot;incapacità di comunicare il cambiamento&quot; (politico, economico, sociale, culturale). Mi chiedevo, e le chiedevo, se tale sclerotizzazione non fosse dovuta anche, almeno in parte, al fatto che in Italia non c&#039;è ricambio nelle elites di potere. A proposito della politica italiana, infatti, molti parlano di &quot;gerontocrazia&quot;.

Per quanto riguarda la facilità di inquadrare in poche parole l&#039;identità della coalizione delle libertà (a fronte della difficoltà incontrate dal Partito Democratico di avere un chiaro e preciso &quot;incasellamento terminologico&quot;) ritengo che questo sia in parte dovuto alla strategia comunicativa utilizzata da Berlusconi (che rimane ancora, a mio avviso, leader indiscusso del centro destra) fin dall&#039;inizio della sua &quot;discesa in campo&quot;.

L&#039;oratoria berlusconiana, infatti, si è da sempre basata  sull&#039;utilizzo di alcune parole chiave. Una di queste è &quot;libertà&quot;.

La menzione esplicita di questo termine in tutti (o quasi tutti) i suoi discorsi si basa, come evidenziato da Galli de&#039;Paratesi (2004), su una regola linguistica molto semplice pe la quale se in un testo si enuncia in modo esplicito l&#039;esistenza di qualcosa si implica che sia un &quot;non dato&quot;. 

In altri termini: la menzione esplicita e incessante, nei suoi discorsi, alle diverse forme di libertà (di pensiero, di espressione, di culto, di impresa ecc) implica che tali diritti (peraltro tutti costituzionalmente garantiti) non siano tutelati dai suoi avversari politici. Berlusconi e il centro destra, quindi, utilizzando questa strategia sono riusciti ad &quot;inserirsi&quot; nell&#039;immaginario collettivo di una parte dell&#039;opinione pubblica come garanti e portatori unici di libertà (l&#039;immediata associazione mentale che si fa pensando a Berlusconi è quella con il termine &quot;libertà&quot;; se non altro per la nauseabonda frequenza con cui è ripetuto).   

Questo probabilmente è uno dei motivi per cui la parola &quot;libertà&quot; viene sovente associata alla coalizione di centro destra. E il centro sinistra ha, in questo, delle chiare responsabilità comunicative.

                                                                       
P.S. Da poco tempo ho aperto un blog in cui mi propongo di parlare, tra le altre cose, anche di comunicazione politica. Ho messo anche un link a questo blog.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con molta attenzione il suo articolo. Credo che uno dei principali problemi della politica italiana sia rappresentato dall&#8217;utilizzo di categorie politiche e terminologiche vecchie e ormai prive di senso per molti cittadini/elettori.<br />
Intravedo in entrambi i fronti degli attuali schieramenti politici una sorta di &#8220;incapacità di comunicare il cambiamento&#8221; (politico, economico, sociale, culturale). Mi chiedevo, e le chiedevo, se tale sclerotizzazione non fosse dovuta anche, almeno in parte, al fatto che in Italia non c&#8217;è ricambio nelle elites di potere. A proposito della politica italiana, infatti, molti parlano di &#8220;gerontocrazia&#8221;.</p>
<p>Per quanto riguarda la facilità di inquadrare in poche parole l&#8217;identità della coalizione delle libertà (a fronte della difficoltà incontrate dal Partito Democratico di avere un chiaro e preciso &#8220;incasellamento terminologico&#8221;) ritengo che questo sia in parte dovuto alla strategia comunicativa utilizzata da Berlusconi (che rimane ancora, a mio avviso, leader indiscusso del centro destra) fin dall&#8217;inizio della sua &#8220;discesa in campo&#8221;.</p>
<p>L&#8217;oratoria berlusconiana, infatti, si è da sempre basata  sull&#8217;utilizzo di alcune parole chiave. Una di queste è &#8220;libertà&#8221;.</p>
<p>La menzione esplicita di questo termine in tutti (o quasi tutti) i suoi discorsi si basa, come evidenziato da Galli de&#8217;Paratesi (2004), su una regola linguistica molto semplice pe la quale se in un testo si enuncia in modo esplicito l&#8217;esistenza di qualcosa si implica che sia un &#8220;non dato&#8221;. </p>
<p>In altri termini: la menzione esplicita e incessante, nei suoi discorsi, alle diverse forme di libertà (di pensiero, di espressione, di culto, di impresa ecc) implica che tali diritti (peraltro tutti costituzionalmente garantiti) non siano tutelati dai suoi avversari politici. Berlusconi e il centro destra, quindi, utilizzando questa strategia sono riusciti ad &#8220;inserirsi&#8221; nell&#8217;immaginario collettivo di una parte dell&#8217;opinione pubblica come garanti e portatori unici di libertà (l&#8217;immediata associazione mentale che si fa pensando a Berlusconi è quella con il termine &#8220;libertà&#8221;; se non altro per la nauseabonda frequenza con cui è ripetuto).   </p>
<p>Questo probabilmente è uno dei motivi per cui la parola &#8220;libertà&#8221; viene sovente associata alla coalizione di centro destra. E il centro sinistra ha, in questo, delle chiare responsabilità comunicative.</p>
<p>P.S. Da poco tempo ho aperto un blog in cui mi propongo di parlare, tra le altre cose, anche di comunicazione politica. Ho messo anche un link a questo blog.</p>
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